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Coronavirus & impianti sciistici sulle Dolomiti: cabinovie a portata limitata, ma solo in alcune zone

Cabinovia Cortina Tofana Freccia nel Cielo

Il nuovo decreto con le misure per contenere i contagi da coronavirus tocca direttamente anche le stazioni sciistiche e i gestori degli impianti di risalita di tutto il nord Italia.

L’effetto è particolarmente evidente nelle aree sciistiche delle Dolomiti, al confine tra Veneto e Trentino Alto Adige, dove la situazione è in continua evoluzione.

*** Attenzione: c’è una notizia più recente su questo argomento! ***
Il 9 marzo 2020 Dolomiti Superski ha annunciato la
chiusura anticipata degli impianti e la fine della stagione invernale
al 10 marzo 2020.

Cosa prevedono le misure anti coronavirus per gli impianti di risalita?

Attualmente, la situazione è diversa tra le ski area delle Dolomiti venete e quelle adiacenti del Trentino Alto Adige. In Alto Adige la situazione è in continuo aggiornamento e si susseguono le ordinanze con diverse misure per prevenire la possibile diffusione del Coronavirus.

Sulle Dolomiti bellunesi lo svolgimento delle attività nei comprensori sciistici è sì permesso, ma ad una condizione. Infatti, bisogna provvedere “alla limitazione dell’accesso agli impianti di trasporto chiusi assicurando la presenza di un massimo di persone pari ad un terzo della capienza“.

Quindi: funivie, cabinovie, funicolari sono regolarmente in funzione, ma a bordo possono salire soltanto un terzo delle persone normalmente consentite.

Invece, nessuna limitazione riguarda seggiovie e skilift: gli impianti di risalita che funzionano all’aperto non sono soggetti a misure di contenimento.

Attualmente, sulle Dolomiti, le misure per limitare il numero di persone a bordo degli impianti di risalita chiusi (cioè cabinovie e funivie) riguardano soltanto il Veneto. In Alto Adige, l’ordinanza del 5 marzo 2020 raccomanda ai gestori degli impianti nei comprensori sciistici “di adottare ogni provvedimento idoneo a limitare la concentrazione di persone”. Per ora, invece, il Trentino non ha predisposto misure analoghe.

Per quanto riguarda il Dolomiti Superski, la limitazione “anti-Coronavirus” è quindi in vigore fino a domenica 8 marzo 2020 in funivie e cabinovie delle seguenti aree sciistiche del Veneto (Cortina, Arabba, Civetta).

Dolomiti Superski: la situazione in Veneto, in Trentino e in Alto Adige

Da domenica 1 marzo, il Veneto deve sottostare alle misure stabilite dal decreto del Governo, perché rientra nella cosiddetta “zona gialla”, insieme alla Lombardia, all’Emilia Romagna e alle province di Pesaro, Urbino e Savona.

Invece, il Trentino Alto Adige è esentato da queste misure volte a tutelare la salute pubblica e a limitare i possibili contagi da Coronavirus, perché non si trova in zona gialla.

Nel pomeriggio di martedì 3 marzo, l’Alto Adige aveva disposto un’ordinanza limitata ad alcuni comuni situati in provincia di Bolzano. L’ordinanza firmata da Kompatscher il 3 marzo introduceva soltanto per i comuni di Selva di Val Gardena, Santa Cristina di Val Gardena, Dobbiaco, Monguelfo-Tesido, Predoi e Badia una limitazione dell’accesso agli impianti di trasporto chiusi (funivie, cabinovie, etc.) assicurando la presenza di un massimo di persone pari a 1/3 della capienza prevista.

Una nuova ordinanza, datata 5 marzo 2020 revoca quella precedente e aggiunge alle misure governative la raccomandazione ai gestori degli impianti nei comprensori sciistici dell’Alto Adige “di adottare ogni provvedimento idoneo a limitare la concentrazione di persone”.

Per ora, non si hanno notizie di misure analoghe per quanto riguarda la provincia di Trento.

Quindi, tra le zone sciistiche delle Dolomiti si sta generando una situazione paradossale, soprattutto in quelle aree al confine tra Veneto e Trentino Alto Adige.

Da moltissimi comprensori del Dolomiti Superski ci si può spostare con gli sci ai piedi (e con un unico skipass) da una zona all’altra, dove le regole quindi – in questo periodo da “allerta Coronavirus” – sono diverse.

Può capitare che gli stessi sciatori debbano salire prima su un impianto bellunese in cui la portata è forzatamente limitata. Per poi ritrovarsi ad entrare in una cabina in Trentino affollata al massimo della sua capienza, durante la successiva risalita oltre il confine veneto.

Questo provvedimento provoca inediti disagi anche a chi percorre il Sellaronda o il Giro della Grande Guerra: i famosi skitour Dolomiti Superski si sviluppano infatti a cavallo tra Veneto e Trentino Alto Adige.

Renzo Minella, presidente ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari) Veneto: da subito rispettato il decreto

Renzo Minella, presidente ANEF Veneto
Renzo Minella, presidente ANEF Veneto

“Dalla mattinata di lunedì, abbiamo subito messo in atto quanto previsto dal decreto – dice Renzo Minella, presidente dell’associazione degli imprenditori funiviari Anef Veneto – . Perciò stiamo utilizzando gli impianti limitandone la portata come da indicazioni, caricando le cabine al 30% della loro capienza”.

Quindi, giusto per fare qualche esempio, nell’area sciistica di Falcade la funivia che collega il passo San Pellegrino alla cima del Col Margherita (dove c’è il nuovo Rifugio InAlto) può portare 30 persone anziché 90.

La cabinovia che dal paese di Falcade sale verso le piste più in quota trasporta ora solo 3 sciatori alla volta, anziché 10.

Per riuscire a rispettare i dettami del decreto, gli impiantisti utilizzano tutti i mezzi a loro disposizione: per le funivie, l’accesso all’area di partenza delle cabine è già regolato automaticamente con i cancelletti.

Nel caso delle cabinovie, invece, sono gli addetti all’impianto a dover controllare che il numero di persone che entrano in cabina sia adeguato alla normativa.

Non tutti gli sciatori sono informati: spesso gli impiantisti devono spiegare il motivo di un utilizzo contingentato degli impianti.

Le conseguenze? Poche persone dentro gli impianti, tanti fermi in fila fuori in attesa di salire

“In queste prime giornate non stiamo avendo grossi problemi nell’ottemperare la norma. Ciò anche grazie al maltempo che riduce l’afflusso di sciatori – dice Minella -. Però stiamo già riscontrando che la limitazione dell’accesso agli impianti ha come conseguenza il formarsi di file di persone in attesa di salire sugli impianti: non c’è affollamento all’interno delle cabine, ma lo si crea alla partenza delle cabinovie e delle funivie.

Questa è un’anomalia che abbiamo segnalato e ci attendiamo di avere un riscontro. In pratica, carichiamo meno persone in cabina e le stesse persone stanno in coda un tempo maggiore di quello che impiegherebbero nella risalita che poi li porta a sciare all’aria aperta”.

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