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“Riceviamo già tante richieste di prenotazioni e ciò ci dà entusiasmo. Per la prossima estate saremo prontissimi.

Al rifugio Averau, gioiello incastonato a 2416 metri di quota, oltre all’aria purissima si respira anche un fiducioso ottimismo.

Il rifugio è gestito dalla famiglia Siorpaes: Sandro (a Cortina tutto lo chiamano Sandrone) guarda con fiducia all’arrivo della bella stagione. Ecco cosa ci ha raccontato in questa intervista.

INTERVISTE DOLOMITICHE / Sandro Siorpaes, gestore del Rifugio Averau

Sandrone, quali prospettive avete per l’estate in arrivo?

Sandro Siorpaes - Rifugio Averau (Foto Bandion)
Sandro Siorpaes – Rifugio Averau (Foto Bandion)

Non mancano le questioni da risolvere, ma ci sono tante cose che ci fanno ben sperare. Dopo la chiusura forzata a marzo, tutti i decreti e le ordinanze non hanno mai fatto cenni specifici alla nostra attività di gestori dei rifugi. Questo è stato un problema poiché non abbiamo avuto dei punti di riferimento per capire in che direzione muoverci. 

Senza indicazioni precise da parte delle istituzioni, come vi state organizzando?

Noi rifugisti non stiamo mai stati fermi e confrontandoci con Federalberghi, Confcommercio, CAI e con le nostre associazioni abbiamo fatto pressione affinché ci si occupasse anche della nostra categoria e ora sembra che qualcosa si stia muovendo.

Poi abbiamo organizzato autonomamente un corso qui a Cortina in modo da essere istruiti dagli esperti in tema di sicurezza, così da non perdere tempo.

Quindi, come pensate di gestire l’arrivo dei turisti?

Le situazioni sono diverse e ognuna con le sue peculiarità. Dovremo capire come allestire le camere private, le camerate e la parte della ristorazione.

Iniziamo dagli alloggi…

Noi abbiamo in tutto 42 posti letto, divisi tra 4 camere private con bagno e 3 camerate che insieme contano 26 posti letto e il bagno in comune. Le camere hanno un letto matrimoniale e uno a castello e tutte il loro bagno. In questo caso non ci dovrebbero essere problemi visto che di solito sono prenotate da famiglie che quindi possono alloggiare insieme. Per le camerate vedremo cosa prevederà la normativa e ci adegueremo. 

E la ristorazione?

Contiamo di poter sfruttare l’area attorno al rifugio, dove collocheremo i tavoli che toglieremo alle sale interne e al terrazzo. Ora disponiamo di 120 coperti, equamente divisi tra interni ed esterni.

L’idea, per garantire le distanze tra i clienti, è quella di mettere a disposizione 40 posti in sala, 40 sulla terrazza e 40 attorno al rifugio. Mentre prima c’erano 60 posti in sala e 60 sulla terrazza. Abbiamo uno spazio bello intorno, cercheremo di sfruttarlo mettendo i tavoli ben distanziati. 

Bisognerà anche adeguarsi con mascherine, igienizzatori e con tutte le altre indicazioni anti Coronavirus

Certo, ma non dovrebbe essere un grosso problema visto che comunque già rispettiamo severi protocolli come ad esempio quelli dell’Haccp. Bisognerà avere qualche accortezza in più, come lavorare con la mascherina e i guanti e utilizzare prodotti a maggior poter disinfettante. Ma l’igiene e la pulizia sono già molto curate.

Ora che il turismo è ancora tutto fermo, non siete preoccupati per il futuro?

Fortunatamente abbiamo già avuto vari segnali incoraggianti. Stiamo già ricevendo tante prenotazioni che però dobbiamo ancora tenere in sospeso visto che non sappiamo quando potremo riaprire.

Devo dire che mai come quest’anno stiamo ricevendo richieste da italiani. Ci chiedono anche le camerate, più spartane, che solitamente erano preferite dagli stranieri. Per venirgli incontro, comunque, forniremo lenzuola e asciugamani.

Le nostre preoccupazioni riguardavano proprio gli stranieri che, agosto a parte, rappresentavano il 90% della clientela. Non sappiamo quando potremo tornare a contare sugli arrivi dall’estero. Le prenotazioni che arrivano dai nostri connazionali infondono ottimismo. 

Quanto è il rammarico per la stagione invernale chiusa con anticipo?

Stavamo vivendo una stagione strepitosa, forse la migliore di sempre. Era iniziata con un mese in anticipo, abbiamo lavorato bene e facendo il confronto con l’inverno precedente, dal punto di vista economico, non siamo distanti nei numeri. Insomma, non possiamo dire che abbiamo perso l’intera stagione. Certo, è stato un peccato fermarci a marzo con tanta neve, tanto sole e con le finali dei mondiali. Sarebbe stato un marzo strepitoso. 

Cosa vi attendete ora dalle istituzioni?

Che vengano considerate le nostre peculiarità: le nostre strutture si chiamano rifugi perché devono anche offrire rifugio e aiuto a chi in montagna si trova in difficoltà, o per l’arrivo di un temporale improvviso o per un infortunio.

Su questo pare che siamo sulla buona strada e che la gestione di un’emergenza come una tempesta improvvisa, prevalga temporaneamente sulle indicazioni anti Covid.

Ad esempio, nel caso di un temporale non potremo certo lasciare la gente esposta alle intemperie anche se si creerà un momentaneo assembramento.

Speriamo anche che i rifugi gestiti dal CAI siano messi in condizione di lavorare. Perché noi siamo una rete. Chi va in montagna ama spostarsi da un rifugio all’altro.  È importante che tutti possano aprire.

E dai clienti?

I clienti, come già detto, ci stanno incoraggiando. Gli italiani prenotano già per l’estate e gli stranieri per il prossimo inverno. Tanti di loro non hanno disdetto le prenotazioni di marzo, ma le hanno posticipate all’inverno. Anche questo è stato un bel segnale.

Ciò che chiediamo per la prossima estate è di prenotare sempre. Se in passato potevamo gestire l’arrivo contemporaneo di gruppi di 10 – 20 persone ora ciò non sarà più possibile.

Foto credits www.bandion.it ©


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