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Come sarà l’estate 2020 in montagna? In questi giorni si parla molto dei possibili scenari che vivremo nel prossimo futuro, quando (come ci auguriamo tutti) l’emergenza Coronavirus sarà finalmente superata.

Il CAI – Club Alpino Italiano – è intervenuto oggi (18 aprile 2020, ndr) con un comunicato stampa ufficiale per fornire alcune precisazioni in merito all’articolo pubblicato dal quotidiano “La Repubblica”, dal titolo “L’estate in montagna senza rifugi“.

Nell’articolo si paventa un’estate diversa da quella che conosciamo: “In montagna sarà un’estate mai vista: temo la prima, dopo la fine della seconda guerra mondiale, con i rifugi d’alta quota chiusi”, si legge. E ancora: “Sulle Alpi in tenda, sacchi a pelo e cibo negli zaini: dal 20 giugno di notte bivacchi e punti tappa non potranno aprire come prima“.

Oggi il CAI spiega: “Pur essendo vero che possono esserci difficoltà a riaprire i rifugi, soprattutto quelli di alta quota, deve essere chiaro che il Club alpino italiano si è attivato e sta lavorando per scongiurare questa ipotesi“, afferma Antonio Montani, vicepresidente del CAI e responsabile dei rifugi.

“Faremo di tutto, intervenendo nelle sedi istituzionali e mettendo a disposizione risorse per la riapertura”

In merito alla riapertura dei rifugi alpini italiani, il vicepresidente del CAI spiega inoltre “Faremo di tutto, sia intervenendo nelle sedi istituzionali per spiegare la differenza che c’è tra rifugio e albergo, sia mettendo a disposizione delle nostre Sezioni e dei rifugisti tutte la risorse disponibili per poter contribuire alla riapertura delle strutture”.

Le modalità della riapertura dei rifugi di montagna dipenderanno anche dalle future disposizioni normative sulla Fase 2 dell’attuale emergenza sanitaria.

Il CAI farà quindi la propria parte sostenendo Sezioni e rifugi per affrontare questa difficile situazione e per arrivare alla riapertura il prima possibile.

Il CAI “non lascerà soli i gestori dei rifugi”

Il comunicato del CAI prosegue citando una frase scritta correttamente dall’autore dell’articolo di Repubblica, Giampaolo Visetti: “i rifugi hanno una lunga storia, le famiglie sono lì per passione”. 

“I gestori dei rifugi sono persone che hanno deciso di dedicare la loro vita a un progetto d’amore, quello per la montagna, e che il Club alpino italiano non lascerà mai sole”.



Intervista al Presidente del CAI, Vincenzo Torti: “Useremo tutte le accortezze in modo da poter tornare a frequentare la montagna”

In una video intervista con l’agenzia DIRE, il Presidente del CAI Vincenzo Torti ha rilasciato alcune importanti dichiarazioni:

“Anche noi che amiamo la montagna abbiamo fatto la scelta di restare a casa. È chiaro che l’attesa di poter riprendere la frequentazione delle montagne è fortissima e speriamo che presto sia possibile ritornare in montagna.

COME SARA’ ANDARE IN MONTAGNA?

Non sarà più come prima, almeno per un certo periodo e quindi adotteremo nelle attività la distanza tra persone, la riduzione e il contenimento dei numeri, useremo un nuovo modo di comunicare. Insomma, useremo tutte le accortezze in modo da poter tornare però a frequentare la montagna”.

I RIFUGI

“Un tema attualissimo è quello dei rifugi: è evidente che i rifugi dove molti pernotti erano in grandi camerate non saranno possibili. Le camerette dovranno avere una utenza limitata.”

LA MONTAGNA DEVE CONTINUARE A VIVERE”

“Insomma, si tratterà di gradualmente andare a riscoprire quello che è possibile fare con intelligenza e con rispetto tra le persone. – spiega il Presidente del CAI.

“Noi siamo pronti a un inizio con rispetto e intelligenza, perché ovviamente l’emergenza è tutt’altro che passata e quindi occorreranno molte più accortezze, ma la montagna deve continuare a vivere. Deve vivere e lo deve fare attraverso il turismo”.

Fonte: Club Alpino ItalianoFoto: Dolomiti Review