Un Natale senza sci, con gli impianti chiusi, darà il colpo di grazia all’intera economia della montagna. Eecco, in sintesi, il messaggio contenuto nel comunicato congiunto diffuso da Federturismo e ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Impianti a Fune).
“Siamo fortemente preoccupati per la linea rigorista adottata in queste ore dal Governo” dichiarano la Presidente di Federturismo Confindustria Marina Lalli e la Presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Impianti a Fune, Valeria Ghezzi.
Alla vigilia dell’inaugurazione della stagione invernale e nonostante i rigidi protocolli di sicurezza adottati dagli operatori del settore, permane infatti la chiusura degli impianti sciistici. Ieri la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha approvato le linee guida per la riapertura in sicurezza degli impianti, chiedendo un incontro al Governo. Proprio oggi, anche Dolomiti Superski ha reso nota la propria posizione, dichiarando che sarebbe tutto pronto per iniziare una stagione 2020 – 2021 in sicurezza.
Il Governo e il Comitato Tecnico Scientifico si dimostrano però orientati verso la chiusura degli impianti e delle stazioni sciistiche, almeno fino a gennaio 2021.
Il turismo invernale in Italia: un affare da 10 miliardi di euro
“Il fatturato del turismo invernale – dichiara Lalli, presidente di Federturismo – sfiora i 10 miliardi di euro, di cui un terzo delle entrate si realizza proprio nel periodo compreso tra l’Immacolata e l’Epifania. La filiera che vive dell’industria della neve è lunghissima e comprende hotel, ristoranti, trasporti, scuole di sci che con la chiusura delle piste proprio nel momento di loro massima attività rischiano di vedere bruciati fino a tre miliardi di euro. Comprendiamo la necessità di voler evitare di ripetere gli errori commessi l’estate scorsa, ma con il fermo degli impianti di risalita, purtroppo anche prevedendo un’apertura delle piste a metà gennaio, ormai l’intera stagione sarà inevitabilmente compromessa”.
ANEF chiede un confronto con il Governo
“Gli operatori del settore riconoscono, naturalmente, la gravità dell’emergenza in atto e l’attenzione primaria che deve essere rivolta alla salute degli italiani – aggiunge Valeria Ghezzi, presidente ANEF – ma quello che chiediamo è di essere ascoltati come categoria e di essere trattati come gli altri settori e cioè in base all’andamento del contagio. Non chiusi a priori. Un operaio degli impianti ha come obiettivo primario la sicurezza del trasporto, non il divertimento. Non identifichiamo lo sci quale attività sportiva con la movida perché è un gravissimo errore. Lo sci, come ogni altra attività che il governo intende riaprire si atterrà con scrupolo ai protocolli e alle regole di sicurezza. Come avvenuto Oltralpe, chiediamo al governo di confrontarsi con noi per capire la vera natura della nostra attività. Le recenti dichiarazioni del Governo arrivate a noi solo via stampa (sic!) rischiano di far crollare l’intero comparto”.
Gli impianti di risalita in Italia: 400 aziende funiviarie, 1.500 impianti di risalita
In Italia ci sono oltre 400 aziende funiviarie, con 1500 impianti di risalita, di diversa tipologia. Gli impianti servono circa 3.200 km di piste (lunghezza lineare).
Un altro aspetto cruciale è legato al sistema di innevamento programmato: il 72% delle piste sono dotate di sistemi di innevamento “artificiale”, che richiedono ogni anni un investimento di oltre 100 milioni di euro.
All’inizio della stagione invernale le società impianti hanno ormai sostenuto il 70% dei propri costi per aprire in sicurezza (di trasporto e gestione e non solo sicurezza Covid).
120.000: i lavoratori del settore montagna
Il comparto montagna, nel solo arco alpino, offre lavoro a oltre 120mila persone (la maggior parte delle quali con contratti stagionali).
La chiusura degli impianti avrebbe ripercussioni inevitabili su tutte le attività economiche collegate ai comprensori sciistici: hotel, rifugi, ristoranti, attività commerciali, maestri di sci, noleggi.
Pronte le misure per sciare in sicurezza
“Abbiamo pronte – prosegue Ghezzi – tutte le procedure per evitare le code alle casse per l’acquisto degli skipass, agevoleremo il più possibile l’acquisto dei biglietti e degli abbonamenti online. Faremo poi girare gli impianti alla massima velocità prevista, per far salire le persone più rapidamente e limitare ancora di più le code all’ingresso”.
“Fondamentale poi ricordare che svolgere attività sportiva all’aperto ha degli indubbi effetti positivi sulla salute del corpo e della mente. Se vissuto con responsabilità, lo sci è uno degli sport più sicuri da questo punto di vista: individuale, distanziato, all’aria aperta, con naso e bocca spesso coperti”.
Cos’è ANEF
ANEF a livello nazionale, è l’unica associazione di categoria del settore riconosciuta da Confindustria. Aderisce a Federturismo ed è anche l’unico interlocutore accreditato presso le organizzazioni sindacali ai fini del rinnovo del CCNL di settore. In ambito internazionale, ANEF aderisce a FIANET (Fédération Internationale des Associations Nationales d’exploitation de telepheriques) e OITAF (Organizzazione Internazionale Trasporti A Fune).
Attualmente fanno capo ad ANEF circa il 90% delle aziende funiviarie italiane, distribuite sia nei territori alpini, sia in quelli appenninici, sia nelle isole. Aderiscono ad ANEF 1.500 impianti, con una forza lavoro stimata di circa 13.000 unità, tra fissi e stagionali, nel periodo di piena attività.