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Il futuro della montagna ai tempi del Coronavirus: “Torneremo in montagna, ma dovremo avere prudenza e uno sguardo nuovo”

Domenica pomeriggio, il famoso alpinista italiano Hervé Barmasse ha condotto un’intervista in diretta sul suo canale Instagram coinvolgendo Vincenzo Torti, presidente del CAI – Club Alpino Italiano – e Pietro Giglio, presidente delle Guide Alpine Italiane.

“Dovremo trovare un modo comune per approcciare la montagna con doverosa prudenza e con uno sguardo nuovo” questa frase del presidente del CAI offre una sintesi dei tanti spunti emersi nel corso dell’incontro. Un incontro virtuale sì, ma ricco di contenuti.

L’alpinista Hervé Barmasse intervista i presidenti del CAI e delle Guide Alpine

L’intervista apparsa sul profilo instagram di Hervé Barmasse

Ecco alcuni degli argomenti trattati: che cosa ci aspetta questa estate? I rifugi saranno aperti? Potremo attraversare i confini? Cosa ci consigliano le guide alpine? Quali iniziative verranno intraprese nei rifugi per garantire la nostra sicurezza?

INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL CAI, Vincenzo Torti

Stando alle ultime norme che stanno filtrando, anche se di sicuro non c’è nulla, sembra che presto si potrà tornare a camminare in montagna. Come si pone il CAI?

Il CAI di oggi è ben rappresentato da questa frase di Luigi Bombardieri: La montagna è scuola di carattere, onestà, solidarietà e amore per la natura.

Questi 4 punti Luigi Bombardieri li aveva già focalizzati con grande lungimiranza molto tempo fa.

Carattere: abbiamo bisogno di cambiare le abitudini, di saper rinunciare. Onestà: dobbiamo essere corretti nei comportamenti verso gli altri e saper calibrare capacità e mezzi. Solidarietà: il CAI ha deciso di fare un’altra iniziativa di solidarietà insieme ai volontari di Anpas, mostrando la nostra attenzione per le montagne e per le persone che vi abitano. Amore per la natura: l’amore per la natura è il valore trasversale.



Nella fase 2, possiamo immaginare una riapertura per le attività in solitaria in montagna, rispettando il distanziamento sociale. Sarà un’occasione perché si possa avvicinare alla montagna anche chi non la conosce?

Certamente, come sempre accade nelle situazioni di difficoltà è data la possibilità di cogliere un’occasione. Il messaggio che vogliamo diffondere va nella linea che hai indicato: la montagna offre distanziamento fisico naturale.

Oggi non siamo a conoscenza delle disposizioni che verranno attuate. Ci auspichiamo che, rispettando il distanziamento sociale, sia possibile ritornare sui sentieri.

Vogliamo guardare con fiducia alla stagione: in montagna potremo e dovremo tornare.

Sì alla riscoperta della montagna, ma ad una serie di condizioni. Sì, ad esempio, alla differenziazione sul territorio: non si va in mille in coda sotto la cima dell’Everest, si va a cercare le montagne che nessuno ha mai esplorato. In Italia abbiamo una montagna estesissima e miglaia di km di sentieri.

Dovremmo essere altruisti e attenti a non andare a metterci in pericolo. Non dobbiamo andare a rischiare la nostra vita per rispetto del personale sanitario, di chi abbiamo applaudito e che non dobbiamo dimenticare.

Il soccorso alpino aveva messo in guardia i frequentatori della montagna: vista la criticità del possibile contagio, gli interventi di soccorso richiederebbero un equipaggiamento speciale, con le protezioni individuali come quelle che utilizzano gli infermieri negli ospedali. Meglio quindi evitare situazioni di pericolo

Il turismo di prossimità come occasione di riscoprire il territorio: potrebbe essere questa la cosa più bella e utile anche per rimettere in moto l’economia?

Il messaggio del CAI è proprio questo: questa è un’occasione e non la vogliamo perdere. Dovremo trovare un modo nuovo di guardare la montagna e di avvicinarla.

Stiamo cercando di accordarci con le Guide Alpine per trovare un modo comune per approcciare la montagna con doverosa prudenza e con uno sguardo nuovo, per scoprire e far scoprire quello che ancora non conosciamo.

Un modo intelligente per non creare sovrapposizioni, come il sovraffollamento di tante persone negli stessi luoghi, che poi costringerebbero a creare dei limiti.

La situazione dei rifugi: state pensando a soluzioni per la prossima estate?

Il mondo dei rifugisti è il presidio culturale ed emergenziale della montagna. In questi mesi abbiamo lavorato per

UN KIT PER I RIFUGI
Abbiamo studiato in tempi brevissimi un kit da mettere a diposizione ai nostri 327 rifugi (e ai rifugi in generale). Il kit saturimetro, termometro a distanza, strumento di sanificazione. Dovremo ottenere le certificazioni necessarie, e poi vorremmo metterelo a disposizione graturitamente per i gestori dei rifugi.

TENDE
Sulla questione delle tende sono stato frainteso: non sto parlando di campeggio libero nei pressi dei rifugi, che tra l’altro in molte zone di montagna è vietato per i regolamenti territoriali. Ciò che intendo è questo: se proprio non possiamo dormire in camerata (perché magari non adeguate alle nuove normative), ciascuno si porti la propria tenda per dormire e poi usufruisca del rifugio per mangiare.

Molti rifugi si trovano sulla linea di confine. Ci potrà essere la possibilità di spostarsi tra uno stato e l’altro, in quota?

Le montagne che non hanno confini non possono diventare (e non devono diventare) confini, oggi.

Noi ci adopereremo perché nei provvedimenti si tenga conto che le montagne devono continuare a unire e non a dividere.

Avrò contatti con gli omologhi del CAI stranieri (come il DAV tedesco, OeAV austriaco ecc). Tra l’altro, siamo uniti in un’associazione internazionale.

Perché in questo momento non mettersi d’accordo con le guide alpine per informare le persone su itinerari diversi dal solito? Per farsi promotori di una montagna fatta anche di cultura…

Questa domanda tocca l’anima del CAI. A novembre avevamo in programma il convegno nazionale in cui volevamo intendere la montagna in tutti i modi possibili. Il CAI deve adoperarsi in questo senso. Dobbiamo sensibilizzare a tutti i livelli le amministrazioni, i legislatori, perché si rendano conto che la montagna ha bisogno di un’attenzione particolare.

Il senso di responsabilità passa attraverso le regole o il buonsenso?

Il buonsenso, non ho alcun dubbio. Dobbiamo continuare a formare degli amanti della montagna che abbiano il buonsenso, perché con quello riusciamo a fare tutto.

Guarda il video completo dell’intervista di Barmasse a Torti, presidente CAI

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLE GUIDE ALPINE, Pietro Giglio

Forse la lunga attesa è finita e le guide possono tornare a lavorare in montagna. Come ci si comporterà con le limitazioni territoriali? Penso alle vette e ai percorsi sul confine tra l’Italia e gli altri paesi.

Intanto bisogna dire che gli stati sono sovrani e quindi saranno loro a decidere: penso alla Francia, alla Svizzera, all’Austria.

Come collegio nazionale delle guide alpine ci stiamo confrontando con le associazioni delle guide della Francia e della Svizzera che hanno lo stesso problema. Ciascuno insisterà presso le proprie autorità nazionali competenti per sollevare questo problema.

Quali sono le linee guida per le guide alpine?

Le linee guida sono già pronte e domani tutte le guide alpine italiane riceveranno le linee guida concordate con la Società Italiana Medicina di montagna. Sono dei suggerimenti, delle indicazioni.

Quest’estate l’attività delle guide alpine sarà diversa, magari incentrata su altre discipline, privilegiando le attività individuali…

Bisogna reinventare il modo di fare gli alpinisti. L’immaginario dell’alpinista odierno si focalizza su alcune cime che sono simbolo, come i 4000 più famosi. Le regioni hanno promosso tendenzialmente alcune cime, e per raggiungerle spesso rifugi e impianti sono necessari.

Sta alla guida far scoprire itinerari poco frequentati al di là delle montagne più famose.

Il senso di responsabilità passa attraverso le regole o il buonsenso?

Sarebbe meglio il buonsenso, ma credo che alcune indicazioni siano utili.

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