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Fiori di primavera in montagna: piccola guida pratica per imparare a riconoscerli (e scoprire alcune sorprendenti curiosità)

fiori di primavera montagna dolomiti

Con i primi fiori spontanei che in montagna fanno capolino nel sottobosco, a partire delle quote più basse, è arrivato il momento di abbracciare la rinascita della natura e lasciarci avvolgere dai colori e profumi che solo questa stagione sa regalare.

Abbiamo quindi pensato di dedicare ai fiori di primavera questo articolo: una piccola guida pratica per imparare a riconoscerli e magari scoprire qualche curiosità sul loro nome, scritta da semplici appassionati quali siamo.

Inoltre, è un modo per tenere traccia dei nostri primi avvistamenti delle fioriture e per raccogliere – solo attraverso le foto, naturalmente! – un erbario dei fiori di montagna che andrà ad arricchirsi stagione dopo stagione.

Primula

Le prime a spuntare qui da noi, sui prati attorniati dalle Dolomiti bellunesi, sono state le primule – un nome, un programma! – con i loro petali gialli a punteggiare i prati, come promesse di giornate più luminose.

La primula – nome botanico Primula Vulgaris – è una pianta della famiglia delle Primulaceae ed è tra le prime a fiorire, all’inizio della primavera.

Il nome deriva dal latino medievale e da primus ‘primo’: fa riferimento al fatto che il suo sbocciare annuncia il primo apparire della bella stagione.


Erba trinità

A fine inverno, con la sua fioritura tinge di viola i terreni ombreggiati del sottobosco. L’Hepatica nobilis, comunemente nota come erba trinità o anche anemone dei boschi, è una piccola pianta erbacea, primaverile, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae. Risulta essere originaria dell’Europa continentale e della Siberia.

Il termine generico hepatica deriva dal greco antico “hepar”, cioè fegato, probabilmente per la forma delle foglie e il colore della loro pagina inferiore, che ricordano il fegato.


Bucaneve

Il bucaneve – nome botanico Galanthus nivalis – è forse il fiore più rappresentativo dell’arrivo della primavera. Slanciato ed elegante, già nel nome ricorda l’azione di “sbucare” sotto al manto nevoso. Più spesso, in realtà, lo vediamo spuntare su un tappeto di foglie secche, nel bosco.

Il nome del genere (“Galanthus”) deriva da due parole greche: “gala” = latte (bianco come il latte) e “anthos” = fiore. L’epiteto specifico (“nivalis”) fa riferimento alla sua precoce fioritura, tra la neve.


Campanellino

Il campanellino di primavera ha un interessante nome botanico: Leucojum vernum. Il nome del genere (“leucojum”) deriva da due parole greche: “leukòs” = bianco e “ion” = viola. Probabilmente si fa riferimento sia al colore bianco del fiore che alla profumazione. Quello specifico (“vernum” = primaverile) deriva dal periodo tipico di prima fioritura.

Spesso il campanellino viene confuso con il bucaneve. Ingiustamente, aggiungiamo, dato che questo fiore primaverile merita maggior considerazione e un risalto tutto suo.

Ad uno sguardo appena più attento, infatti, appaiono evidenti le differenze tra il campanellino di primavera e il bucaneve. Basterà osservare la forma del fiore: il campanellino ricorda proprio una campanella, con 6 tepali (erroneamente chiamati “petali”) della stessa lunghezza, 3 interni e 3 esterni, con una macchiolina verde all’apice. Un piccolo capolavoro della natura, da ammirare da vicino. I fiori del bucaneve presentano 3 tepali esterni candidi e oblunghi, che lasciano solo intravedere altrettanti tepali interni più brevi.

Campanellino di primavera e bucaneve appartengono alla stessa famiglia, Amaryllidaceae. Scherzosamente, potremmo dire che sono parenti. Condividono anche l’habitat, dato che entrambi questi fiori di primavera crescono spesso vicini, in boschi umidi, preferendo l’ombra.


Elleboro

L’elleboro verde, o Helleborus viridis, cresce nei boschi montani. Il fusto solitamente è alto tra i 15 e i 30 centimetri, e porta da uno a tre fiori (di diametro fino a 7 centimetri).

Secondo l’etimologia, il nome potrebbe derivare dal greco, ed è composto da due parole elein = ferire e bora = alimentare e quindi potrebbe significare “pietanza, nutrimento, cibo mortale, che ferisce e uccide”.


Crocus

I crochi crocus albiflorus – con i loro vistosi tappeti punteggiati di bianco e di violetto sono il trionfo della primavera in montagna. Quando la neve se ne va, ancora prima che le ultime lingue di neve si siano sciolte completamente, i crochi fanno capolino dal terreno e inondano le praterie alpine con i loro caratteristici fiori a forma di piccolo calice. Il nome Crocus è di origine greca: Kròkos significa “filo di tessuto“, e fa riferimento ai lunghi e ben visibili stimmi del fiore, di colore giallo intenso.


Soldanella

La soldanella alpina compare allo sciogliersi della neve, sui prati che da poco si sono liberati dal peso della coperta candida. I piccoli fiori hanno una corolla a imbuto, di colore violetto, e le corolle appaiono frastagliate (divise fino ad almeno metà in lacinie).


Galleria fotografica dei fiori primaverili

Ecco alcune foto dei fiori di primavera che abbiamo descritto in questa pagina: la gallery è in continuo aggiornamento!


Fiori di primavera selvatici

I fiori selvatici che trovate in questo post non sono rappresentativi solo delle Dolomiti, ma sono ampiamente diffusi in varie zone: li avete incontrati anche voi, nelle vostre passeggiate di primavera?

Mandateci le vostre foto, se vi fa piacere: le pubblicheremo volentieri.

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