fbpx
×

L’Associazione Rifugi del Trentino, il Coordinamento nazionale rifugi e la SAT (Società degli Alpinisti Tridentini) rispondono all’articolo pubblicato dal quotidiano “La Repubblica”, dal titolo allarmante (e fuorviante): “Estate in montagna senza rifugi”.

La presa di posizione è unanime e invita, com’è giusto che sia, alla prudenza e all’attesa di indicazioni ufficiali da parte delle autorità competenti.

Il comunicato congiunto di Associazione Rifugi del Trentino, Coordinamento nazionale rifugi e S.A.T

La sveglia è suonata presto e forte questa mattina nei Rifugi del Trentino.

Chiamata in causa dai gestori dei rifugi dell’Associazione che li riunisce, il coordinamento nazionale presieduto dal fassano Angelo Jellici, la S.A.T, replicano congiuntamente all’articolo di Repubblica a firma di Giampaolo Visetti, che presenta uno scenario anomalo dell’estate dei rifugi e della frequentazione della montagna. Montagna che dai mille metri in su in Trentino è costellata di rifugi.

Sono settimane intense queste, piene di incertezze per il turismo, ma nelle quali i gestori stanno di fatto lavorando alacremente per sedersi ai tavoli di confronto con le autorità preposte per trovare delle soluzioni praticabili e non perdere soprattutto quella che è la loro funzione storica e primaria di presidi della montagna.

E’ stata quindi grande la sorpresa ed immediata la reazione conseguente a quanto dichiarato in prima battuta da Antonio Montani, vicepresidente del CAI e responsabile dei rifugi, subito rettificata da una seconda dichiarazione, più possibilista riguardo all’apertura dei rifugi soprattutto quelli di alta quota, a fronte della reazione suscitata dall’articolo a cui si fa riferimento.

Presidente dell’Associazione Rifugi del Trentino: “Faremo il possibile per garantire quello che ci sarà consentito fare”

Il presidente dell’Associazione Rifugi del Trentino, Ezio Alimonta, titolare dell’omonimo rifugio nelle Dolomiti di Brenta da noi interpellato: ”Qualsiasi dichiarazione o allarmismo non necessario è anche inutile finché non conosciamo le condizioni. Come direttivo siamo obbligati ad aspettare finché non ci sarà nulla di preciso e faremo il possibile per garantire quello che ci sarà consentito fare. Lasciare la montagna senza presidio può generare solo caos e pericoli, anche d’inverno lasciamo agibili gli spazi invernali delle strutture”. Così Alimonta.

Presidente del Coordinamento Nazionale dei Rifugi: “Aspettiamo la fase 2, con i criteri che porterà con sé, per fare ragionamenti condivisi

Dalla Val di Fassa, Angelo Iellici, del Rifugio La Rezila, nella sua funzione di presidente del coordinamento nazionale dei Rifugi, che mai come ora, si è confrontato attivamente sulle problematiche condivise da tutti i gestori dalle Alpi, alle Dolomiti passando per gli Appennini si è così espresso:

“Sono giorni nei quali abbiamo continuato a sentirci grazie agli strumenti, ma è assolutamente importante esista questa struttura operativa. E’ evidente che gestire un rifugio oggi, al tempo del COVID-19 sarà ancora più difficile, ma proprio per questo volevamo aspettare la FASE 2, con i criteri che porterà con sé, per fare dei ragionamenti condivisi. I rifugi sono presidi della montagna e soggetti di una filiera turistica nazionale importante, siamo per questo insieme e ci sentiamo parte di una rete”.

Lo scenario ventilato delle tende? “La metodologia delle tende, dei sacchi a pelo, rende lo scenario ancora più complesso e fallace dal punto di vista igienico-sanitario, della sicurezza, perché queste persone dovranno comunque servirsi dei rifugi, è imprescindibile”, afferma Iellici. “Ci sono anche molte responsabilità nei confronti della protezione delle persone in caso per esempio di maltempo, se lo facessimo in un modo non corretto e basterebbe una foto a rovinarci per sempre… e potremmo venire attaccati su tutti i fronti, quindi servono delle soluzioni percorribili. Come rifugi siamo luoghi molto visibili ed amati, abbiamo bisogno per questo di dividere le responsabilità con il Governo, con le amministrazioni provinciali e regionali, con la Sanità”.

Presidente della SAT: “Si farà il possibile per garantire ospitalità e presidio”

Anche Anna Facchini, presidente della S.A.T, si è unita in coro con i suoi colleghi in rappresentanza di tutti i rifugi che rappresenta. 

“E’ improvvido l’allarme lanciato sulle pagine del quotidiano “La Repubblica” da esponenti del CAI relativamente alla chiusura dei rifugi d’alta quota nella prossima estate. Attualmente sono in corso di studio e verranno tempestivamente diffuse linee guida e proposte di azioni concrete per rendere l’ospitalità nei rifugi coerente con le disposizioni sanitarie.

I proprietari e i gestori dei rifugi, siano essi privati o associazioni, sono in prima fila per poter aprire le proprie strutture a alpinisti ed escursionisti a partire dalla prossima estate. Potrebbero avere un numero complessivo di posti letto o posti a sedere ridotto rispetto alla effettiva capacità ricettiva, ma si farà il possibile per garantire ospitalità e presidio.

Se da questa situazione discenderà una nuova modalità di frequentazione della montagna, improntata a maggiore attenzione e cautela sia nell’affrontare i sentieri, sia nello stile di accoglienza e relazione tra operatori del settore e clienti, significherà che tutti affronteremo questa nuovo corso con consapevolezza e rispetto, in una sola parola con saggezza”.

La montagna insegna ad attendere con pazienza il buon tempo e la giornata migliore, per poterla affrontare in sicurezza e goderne appieno. Ecco, aspettiamo.

Foto di copertina © Dolomiti Review