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Dolomiti Gourmet Festival: la montagna raccontata dagli chef sul Monte Elmo

Chris Oberhammer ai fornelli a legna sul Monte Elmo durante il Dolomiti Gourmet Festival 2026, con le Dolomiti sullo sfondo.

Dall’agnello d’Alpago ai ravioli di saurnschotte, il finale della rassegna ha attraversato le tradizioni gastronomiche delle Alpi. Fornelli a legna e ricette reinterpretate hanno accompagnato la giornata, sotto la regia dello chef stellato Chris Oberhammer

Un piatto di casunziei racconta Cortina, un ripieno di saurnschotte rimanda a Sappada, l’agnello porta con sé i pascoli dell’Alpago. Queste sono solo alcune delle diverse espressioni della cucina di montagna che, sabato 3 ottobre 2026, che si sono incontrate sul Monte Elmo, dove il Mountain Food Festival ha concluso la tredicesima edizione del Dolomiti Gourmet Festival.

Dalle 11 alle 15, nove chef hanno proposto altrettanti piatti, costruendo un percorso tra ricette della memoria e interpretazioni contemporanee. A fare da cornice, il paesaggio dell’area 3 Zinnen Dolomiti, sopra San Candido: un contesto che ha dato continuità al racconto gastronomico, riunendo ingredienti, persone e territori.

Il finale in quota, tra fornelli a legna e tradizione alpina

La giornata si è svolta nell’area della stazione a monte degli impianti del Monte Elmo, intorno ai 2.050 metri di quota, con lo sguardo rivolto alle Dolomiti.

I fornelli a legna hanno accompagnato la reinterpretazione delle ricette storiche delle Alpi, affidata a cuochi ospiti e residenti. Il formato delle postazioni ha avvicinato il pubblico alle preparazioni, consentendo di osservare gli chef al lavoro e conoscere i piatti direttamente sul posto.

Il menu ha mostrato quanto sia articolata la cucina alpina. Patate, orzo, rape rosse, carni brasate e dolci di tradizione domestica sono diventati i punti di partenza per proposte differenti, accomunate dal legame con la montagna. La ricerca contemporanea è passata dagli abbinamenti, dalle lavorazioni e dalla cura delle preparazioni, mantenendo riconoscibili le radici delle ricette.

Il godurioso agnello d’Alpago dello chef Graziano Prest (Tivoli – Cortina)

Dall’Alpago a Cortina e Sappada: i piatti delle Dolomiti bellunesi

Graziano Prest, del ristorante stellato Tivoli di Cortina d’Ampezzo, ha proposto un succulento agnello d’Alpago brasato, portando in quota un prodotto strettamente legato ai pascoli e alla cultura gastronomica di questa zona, sua terra di origine.

Sempre da Cortina, Fabio Pompanin, del ristorante Al Camin, ha presentato i casunziei di rape rosse all’ampezzana. Una delle ricette più rappresentative della conca ha così trovato spazio accanto alle altre interpretazioni della cucina alpina.

Federico Kratter, del ristorante Mondschein di Sappada, ha preparato i ravioli ripieni di saurnschotte, brodo di gallina e dragoncello. La pasta ripiena ha portato al centro del piatto un ingrediente della tradizione sappadina, accompagnato da un brodo e da una nota aromatica.

Tre proposte diverse, capaci di raccontare altrettante identità gastronomiche senza allontanarsi dal tema comune della giornata.

Patate, orzo e selvaggina: le interpretazioni altoatesine

Il viaggio è proseguito tra le cucine dell’Alta Pusteria. Markus Holzer, del Jora Mountain Dining di San Candido, ha firmato lo sformato di patate, mentre Michael Steiner, dell’Alpen Tesitin di Tesido, ha proposto la zuppa abbrustolita con uovo in camicia.

Daniel Tonello, dell’Helmrestaurant, ha preparato l’aperitivo alpino con speck e funghi sott’aceto alla maniera altoatesina. Una proposta legata alla convivialità e a ingredienti familiari sulle tavole del territorio.

Più articolato l’accostamento di Filippo Zoncato, dell’Hotel Alpenblick di Sesto, autore dell’orzo al pino mugo, guancia di cervo brasata e mirtilli rossi fermentati. Cereale, selvaggina e richiami al paesaggio montano sono stati riuniti in una preparazione che ha inserito la fermentazione nel confronto con la tradizione.

I dolci: riso al latte e Melchamuis

Anche le due proposte dolci hanno seguito il filo della memoria gastronomica alpina.

Andreas Bachmann, del Monika di Sesto, ha presentato il riso al latte con pera, burro nocciola allo Schüttelbrot e polline di fiori. Il pane croccante altoatesino è entrato così nell’elaborazione di un dolce, accanto a una preparazione di tradizione domestica.

Chris Oberhammer, del Tilia di Dobbiaco, ha invece proposto il Melchamuis, o mosa, dolce con crumble al cioccolato. Una ricetta della memoria riletta attraverso l’accostamento con il cioccolato, coerente con il tema scelto per il finale.

La regia di Chris Oberhammer e l’organizzazione

A coordinare il festival è stato Chris Oberhammer, chef e patron del Tilia Restaurant di Dobbiaco, una stella Michelin, ideatore e punto di riferimento della manifestazione.

Il suo progetto mette in relazione la tradizione delle Dolomiti con esperienze e filosofie gastronomiche diverse. Amicizia, dialogo e condivisione sono i principi attorno ai quali si sviluppa la rassegna, insieme all’attenzione per i piccoli produttori e per una cultura enogastronomica locale e sostenibile.

La giornata sul Monte Elmo ha richiesto anche un lavoro organizzativo legato alla sua collocazione in quota. Drei Zinnen Dolomites ha assicurato il supporto logistico relativo agli impianti di risalita, mentre l’Associazione Turistica San Candido ha contribuito alla gestione organizzativa del festival. Un impegno che ha collegato le postazioni di cucina all’accoglienza e agli spostamenti dei partecipanti.

Le prime due giornate: una cena e un percorso nel borgo

Il programma era iniziato giovedì 1 ottobre con il Mountain Dining al Jora Mountain Dining: una cena dalle 19, in un contesto raccolto, con un massimo di 60 ospiti e un menu accompagnato dall’abbinamento dei vini.

Venerdì 2 ottobre il Gourmet Walk ha invece attraversato il centro storico di San Candido. Dalle 18.30, il percorso tra i ristoranti del borgo ha proposto due o tre piatti a ogni tappa, con bevande abbinate, mettendo in relazione cucina internazionale e ospitalità altoatesina.

Il finale di sabato ha portato questo confronto direttamente in montagna. Nei nove piatti si sono incontrate ricette ampezzane, sappadine e altoatesine, prodotti dell’Alpago e interpretazioni personali: un racconto delle Alpi attraverso la cucina, costruito attorno alle differenze che ne arricchiscono la tradizione.

Dolomiti Review è il local magazine scritto con il cuore, direttamente dal cuore delle Dolomiti.
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