Dolomiti Superski ha appena annunciato che la chiusura di tutti gli impianti sciistici sarà il 10 marzo 2020. Una decisione inevitabile visto il dilagare del coronavirus e le conseguenti misure di contenimento messe in atto in Italia.
Gli effetti dei provvedimenti presi per contrastare il diffondersi della malattia sono, alla luce dei fatti, totalmente incompatibili con il prosieguo della stagione invernale. Secondo i programmi che Dolomiti Superski intendeva rispettare, la stagione 2019 / 2020 sulle Dolomiti avrebbe dovuto concludersi dopo il primo weekend di aprile in alcuni comprensori, dopo Pasqua in altri e addirittura il 3 maggio a Cortina.
Le abbondanti nevicate dei primi giorni di marzo avevano imbiancato vallate e paesi, garantendo agli appassionati di sci la possibilità di divertirsi sui comprensori del Dolomiti Superski in condizioni di innevamento perfette.
Ma, vista l’emergenza sanitaria in atto in tutta Italia, la stagione dello sci deve terminare in anticipo. L’invito, per tutti, è di restare a casa ed evitare spostamenti.
Con la decisione presa nelle ultime ore, a fermarsi non sono solo le cabinovie, le funivie, le seggiovie e gli skilift. Di conseguenza, si ferma anche l’economia dell’intero indotto che ruota attorno al mondo dello sci: i rifugi, i noleggi, le scuole sci, gli alberghi, i ristoranti, i bar, i negozi e tutte le altre attività che tengono viva l’economia dei paesi.
Del resto, però, fermarsi appare ormai inevitabile e giusto per tanti motivi.
I motivi che hanno portato alla decisione di chiudere impianti e comprensori
Primo tra tutti, contribuire a contrastare il diffondersi dell’infezione nel rispetto dei Dpcm. Si è visto che era impossibile gestire l’afflusso di migliaia di sciatori negli impianti sciistici, evitando che non si formassero code né alle casse, né ai cancelletti, né sulle cabine, o nei rifugi.
Il crollo di prenotazioni dall’estero
Sulle Dolomiti nelle ultime settimane si è registrata una valanga di disdette arrivate dall’estero. Ad esempio dalla Germania, dove l’istituto Robert Koch di Berlino, massimo ente tedesco nella prevenzione delle malattie infettive, ha inserito l’Alto Adige nelle aree a rischio per contagio da Coronavirus nella stessa tabella della città cinese Wuhan, dell’Iran e delle aree rosse italiane.
Le nuove misure previste in Italia
Altre disdette, ma questa volta dall’Italia, sono inevitabilmente piovute a raffica dopo la pubblicazione del Dpcm dell’8 marzo che ha vietato gli spostamenti dalla Lombardia e da 14 province, tra cui quelle di Venezia, Treviso, Padova, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia che rappresentano una notevole fetta del bacino d’utenza nazionale.
Con i turisti che non arrivano più dall’estero perché spaventati dalle notizie sulla situazione in Italia, con i connazionali che non si possono più muovere, tanti albergatori hanno già deciso di chiudere i battenti in anticipo e anticipare la data di chiusura stagionale.
La decisione del Dolomiti Superski di chiudere in anticipo
A ruota è arrivata la decisione del Dolomiti Superski, dopo le consultazioni in atto negli ultimi giorni tra i gestori degli impianti delle varie ski area e ANEF.
I 1200 chilometri di piste sparsi tra i 12 comprensori del Dolomiti Superski, solo ieri (domenica 8 marzo) erano tutti perfettamente aperti. E anche i 450 impianti di risalita che li servono giravano a pieno regime. Da martedì 9 marzo, tutto è destinato a fermarsi.
La speranza è questo serva davvero a fermare il Coronavirus e che si possa tornare il prima possibile alle normalità, anche nelle località dove gli impianti sono stati bloccati anzitempo.
Foto: Dolomiti Review
