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Nel cuore delle Dolomiti, a 2514 metri di quota, il 9 settembre 2020 è andato in scena un indimenticabile omaggio a Ennio Morricone sullo splendido balcone del Col Margherita. Nella Ski Area San Pellegrino, al confine tra Val di Fassa, in Trentino, e Falcade, in Veneto.

Un evento reso possibile grazie al sostegno economico dell’Azienda per il Turismo della Val di Fassa e alla collaborazione tra due territori confinanti – la Val di Fassa e l’Agordino – uniti per offrire ai presenti una giornata memorabile.

Il concerto record, organizzato in soli 13 giorni, ha ben presto registrato il tutto esaurito: per partecipare all’evento, gratuito, era sufficiente prenotare il proprio posto. E così, erano 1000 le persone presenti, corrispondenti al tetto massimo consentito.

Tutti ordinatamente disposti sulla collina che dall’arrivo della funivia del Col Margherita si affaccia sulle Pale di San Martino e le innumerevoli vette dolomitiche che si possono ammirare da questo anfiteatro naturale straordinariamente panoramico. In religioso silenzio, interrotto solo da lunghi applausi scroscianti.

Non sono mancate le lacrime di commozione: l’emozione, tra il pubblico ma anche tra gli artisti, era palpabile. Un’emozione amplificata dalle Dolomiti, che si sono trasformate nella quinta perfetta di uno spettacolo fuori dal comune.

In scaletta, i brani tratti dalle colonne sonore più celebri e anche pezzi meno noti del compositore romano: da “C’era una volta in America”, “C’era una volta il West”, “Il buono, il brutto e il cattivo”, “Mission” a “La leggenda del pianista sull’oceano” fino a brani come “Chi mai” dal film “Le professionnel”. Una curiosità sul brano “Per le antiche scale”: la prima esecuzione era stata eseguita proprio dal maestro Andrea Griminelli, accompagnato al pianoforte da Ennio Morricone.

A dirigere l’eccezionale compagine formata da 70 musicisti, tra orchestrali e coristi dell’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana, del Coro lirico Opera House e del Coro Art Voice Academy, con la partecipazione del flautista di fama internazionale Andrea Griminelli, c’era il maestro Diego Basso. L’abbiamo intervistato subito dopo il concerto: ecco cosa ci ha raccontato.


Intervista al maestro Diego Basso, direttore d’orchestra

Il maestro Diego Basso

Maestro, il pubblico si è commosso, era molto emozionato. Lei come ha vissuto il concerto?

È stata un’esperienza molto particolare, innanzitutto per l’altitudine, che crea una situazione non facile da gestire per gli artisti, basti pensare al fiato corto.

E poi andavano tenute a freno le emozioni date dalla bellezza del paesaggio: davanti a un panorama così, sia a me, sia al maestro Griminelli veniva un nodo in gola. Inoltre, girandosi dall’altra parte c’era un pubblico pazzesco, partecipe, che molto spesso si alzava in piedi per applaudire calorosamente.

Non è stato semplice non lasciarsi travolgere dalle intense emozioni che nascevano attorno a questa grande musica e intorno al concerto nel suo intero contesto.

Noi abbiamo cercato di emozionare il pubblico, ma il pubblico e l’ambiente hanno emozionato noi. Moltissimo.

Quindi vi siete trovati bene nel “teatro dolomitico” del Col Margherita…

Sicuramente. È stata un’esperienza straordinaria, da rivivere. È un luogo che offre una sonorità incredibile.

Avevamo messo un po’ di amplificazione perché il pubblico era molto. Però alla fine sentivamo il ritorno della cassa armonica naturale delle montagne. Impressionante. Il maestro Griminelli si è spostato un attimo e mi ha detto che sembrava di ascoltare un disco. Meraviglioso. Da ripetere. 

Come è stata scelta la location?

Ad agosto ero al Bosco degli artisti di Falcade per un concerto nel quale il maestro Griminelli era ospite. Qualche giorno dopo siamo venuti a mangiare sul Col Margherita, al rifugio InAlto, e al pomeriggio abbiamo fatto un po’ di giri lì attorno. A un certo punto ci siamo messi in cima al pendio appena vicino al rifugio e abbiamo guardato giù.

Abbiamo detto: questo è un posto meraviglioso, questo è un palcoscenico naturale. E già ci immaginavamo l’orchestra posizionata nel punto più pianeggiante e le persone davanti, con una pendenza incredibile come all’arena di Verona, come a Taormina.

Ci sono dei teatri dove la pendenza è notevole e il pubblico ti guarda dall’alto come a formare un muro. Ecco, il pubblico posizionato sul pendio, da cima a fondo, sembrava proprio un muro. 

Una logistica sicuramente affascinante, ma non semplice. Non vi hanno spaventato le difficoltà inedite da affrontare? E neppure il meteo imprevedibile della montagna?

Griminelli, Basso e Renzo Minella
Griminelli, Basso e Renzo Minella

Ne abbiamo parlato con Mauro Vendruscolo e Renzo Minella (presidente e direttore della Ski Area San Pellegrino, ndr). Che mi hanno detto: se voi ci siete noi partiamo. E così siamo partiti. Decisi.

Abbiamo fissato una data senza guardare il meteo. Doveva essere il 9 settembre e il 9 settembre è stato: abbiamo organizzato il concerto in soli 13 giorni.

Il tempo favorevole? Forse qualcuno dall’alto ci ha ascoltato, perché una giornata così tersa e calda non è scontato trovarla in questo periodo in alta montagna. Il giorno prima faceva freddo e c’erano molte nubi all’orizzonte. Le previsioni per il giorno successivo non erano buone. Insomma abbiamo centrato una giornata ideale.

E non è la prima volta che ci succede: a Castelfranco è piovuto a 600 metri dal luogo del concerto. Forse c’è qualcuno che ci protegge dall’alto, sarà Ennio o sarà Dio: magari apprezza la musica e dice è giusto che suoniamo.

E alla fine ogni scelta si è rivelata azzeccata e il pubblico ha risposto nel migliore dei modi…

Sul Col Margherita sono arrivate ben 1000 persone. E vedere un pubblico così folto a 2500 metri di quota il 9 settembre e di mercoledì è un successo che va oltre ogni previsione. Era un giorno lavorativo. Sinceramente pensavamo di vedere 300-400 persone, non di più. E purtroppo tanti non sono potuti venire per le limitazioni dovute alla situazione del momento. I numeri ci hanno lasciati estasiati. Ciò che ha spinto la gente ad arrivare lassù è la potenza della musica di Morricone.

Cosa intende dire?

Noi ci mettiamo del nostro ma la forza del concerto, che porto avanti dal 2004, è la straordinaria musica di Morricone. Melodie assolute ai livelli di quelle dei grandi della musica classica. I suoi brani sono delle vere hit. Non è un caso se grandi artisti come Boccelli, Sting o Dulces Pontes mettano il testo ai suoi brani.

Sono musiche eterne che hanno una caratteristica straordinaria: sono colte perché scritte in modo egregio e allo stesso tempo arrivano alla gente.

È musica pop, nel senso di popolare come lo era la lirica dell’Ottocento. Piace alle persone semplici e questa è una grande cosa. Le persone ascoltano i brani di Morricone e piangono, si commuovono, ci chiedono infiniti bis perché colpite da questa straordinaria musica.

Noi siamo fortunati di poter fare da tramite tra la sua musica e il pubblico. E ancor di più in un posto questo posto: ci siamo avvicinati a lui, eravamo 2000 metri più vicini a lui. 

Che bel pensiero, ne è davvero convinto?

Il vento ogni tanto muoveva le pagine degli spartiti. E in due momenti precisi il vento è entrato nei microfoni creando un suono particolare. Ma il vento c’è o non c’è. Non può arrivare e poi scomparire. Lo so, è bello pensare, è bello fantasticare.

Però se un pensiero passa per la mente vuol dire che un qualcosa l’ha generato. Quindi, mi vien da dire questo: in quei momenti c’era qualcuno che voleva farsi sentire.

Copyright Dolomiti Review (testi: Andrea Ciprian – foto: Valentina Ciprian)

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