Un progetto dell’Università di Sassari, avviato un anno fa in collaborazione con la Regione Veneto e la Provincia di Belluno (in stretta sinergia con le Province di Treviso e Vicenza) sta studiando l’impatto del cambiamento climatico e della presenza del lupo sui camosci del monte Grappa ed è pronto a presentare i primi risultati.
L’appuntamento è per martedì 26 novembre 2024 alle 18.30 nell’aula magna Palazzina Bonsembiante del Campus Universitario “Tina Merlin” di Feltre. Interverrà la vice presidente della Provincia di Belluno, Silvia Calligaro (delegata a caccia e pesca), per introdurre i relatori: il professor Marco Apollonio (responsabile del progetto sui mammiferi di montagna nell’ambito del Centro nazionale di Biodiversità) e il dottor Rudy Brogi (responsabile sul campo del progetto camoscio Monte Grappa).
Il progetto (e le recenti scoperte)
Il progetto di studio è finanziato dal Pnrr e fa capo al Centro nazionale Biodiversità, guidato dal Cnr. Si prefigge di osservare come i camosci stanno cambiando le loro abitudini in base all’aumento della temperatura e anche alla presenza del lupo, tornato in pianta stabile sul Monte Grappa.
Gli studi recenti sul camoscio rivelano che per effetto del cambiamento climatico le popolazioni alpine sono in diminuzione, con esemplari giovani per lo più deboli (il rapporto tra giovani e adulti è in costante diminuzione). Tuttavia, alcune popolazioni di bassa quota sembrano rivelare una resistenza e uno stato di salute maggiore. L’ipotesi che il progetto del Monte Grappa punta a confermare è che il bosco – presente in gran parte del massiccio – possa rappresentare un’area rifugio, soprattutto nella funzione di attenuare l’effetto dell’aumento della temperatura.
«Nella serata di presentazione di Feltre sentiremo i risultati del primo anno di lavoro di questo importante progetto, che ci vede orgogliosamente parte attiva, con la nostra Polizia Provinciale» afferma la vice presidente della Provincia di Belluno Silvia Calligaro. «I dati raccolti da questo studio sul nostro territorio, possibile anche grazie alla collaborazione con le riserve di caccia, saranno fondamentali per conoscere i comportamenti dei camosci e quindi anche per governare la gestione del patrimonio ambientale e faunistico della montagna».