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L’Alpe Adria ha festeggiato le sue eccellenze, e le Dolomiti hanno saputo farsi notare. L’occasione è arrivata dall’evento organizzato dal Club Magnar Ben che, per due giorni, ha fatto di Jesolo e della laguna veneziana la capitale del gusto di una regione estesa dall’Alto Adige sino all’Istria, abbracciando Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Austria.

Giovedì sera, nella scenografica ambientazione di Terrazza Mare Marcandole, con il faro e il mare sullo sfondo, sono stati assegnati gli Awards Best of Alpe Adria della guida Magnar Ben Best Gourmet, pubblicazione giunta alla sua 21esima edizione. A condurre la premiazione l’ideatore Maurizio Potocnik, che ha coinvolto sul palco i validi co-autori che collaborano alla redazione della guida.

Anche in questo prestigioso ambito internazionale la tradizione enogastronomica delle Dolomiti ha trionfato, come avevamo anticipato lo scorso febbraio appena diffusi i nomi dei vincitori nelle varie categorie.

Miglior ristorante: Locanda Margon, Trento

Maurizio Potocnik con Alfio Ghezzi

Il riconoscimento più prestigioso, quello di miglior ristorante dell’Alpe Adria, è andato alla Locanda Margon di Trento, insegna condotta dal pluridecorato chef Alfio Ghezzi e di proprietà della famiglia Lunelli, titolare delle Cantine Ferrari di Trento.

“Sono sempre stato affascinato dalla ricerca e dalla creatività, elementi importanti del mio lavoro quotidiano – ha dichiarato lo chef trentino ritirando il premio – . Ma ciò non significa che si debbano dimenticare la tradizione, il gusto e i saperi identitari del territorio. In questo senso io prediligo una visione semplice della cucina, senza voli pindarici che portano lontano da quelle che sono le proprie radici”.

Miglior agriturismo: Brite De Larieto, Cortina d’Ampezzo

Con Riccardo Gaspari e Ludovica Rubbini

Il miglior agriturismo dell’Alpe Adria è invece il Brite de Larieto di Cortina (BL), realtà portata alla ribalta da una coppia di giovani: Riccardo Gaspari (in cucina) e Ludovica Rubbini (in sala).

Propongono ricette realizzate con i prodotti della propria azienda agricola (carni, formaggi e salumi) in piatti curati anche esteticamente. Il tutto in un contesto naturale di rara bellezza, ai piedi del monte Cristallo. “E’ un lavoro complesso proporre piatti fatti per il 70% con ingredienti di casa e per il resto acquistati da altri contadini. So quanto sia difficile lavorare la terra e per questo ritengo sia importante valorizzare al meglio quanto si produce, senza sprechi e con gusto”, ha affermato Gaspari.

Premio alla carriera: Lucia Gius, Maso Cantanghel

Con Lucia Gius

Lucia Gius, indimenticabile anima e mente del Maso Cantanghel di Civezzano (TN), ora chiuso, ha ricevuto il premio alla carriera, un riconoscimento meritatissimo a una come lei, insuperabile interprete dei piatti della tradizione trentina. “Il mio segreto? Lavorare con passione i meravigliosi prodotti delle nostre montagne. Anche mettendoci una certa dose di fantasia: ci sono 365 modi solo per cucinare le patate”, ha detto la cuoca.

Oltre ai ristoranti sono stati premiati anche i vini. La migliore etichetta biologica è la Zero Infinito Pojer e Sandri (TN), un bianco frizzante dall’aroma di fiori di montagna, succoso e fresco, ideale per gli aperitivi.

Dopo la cerimonia di premiazione, si è tenuta la cena di gala “SEVEN” che ha visto come protagonisti 7 giovani promettenti chef internazionali, autori di un sontuoso menu di 7 portate e altrettanti abbinamenti con i vini: Luca Cesaro (Terrazza Mare Marcandole, Jesolo), Andrea Nardin, (Antico Veturo, Trebaseleghe), Marko Gorela (Istrian Tapas, Porto Rose), Marco Pirillo (Marcandole, Salgareda), Carlo Nappo (Podere dell’Angelo, pasiano di Pordenone), Marco Parenzan (enoteca Makallè, Treviso), Dimitri Mattiello (Dimitri Restaurant, Altavilla Vicentina).

vini serviti con i piatti degli chef dell’Alpe Adria: “Zero infinito” di Pojesr e Sandri, Superiore di cartizze “Zero” di Duca di Dolle, Ferrari Perlè 2010 TrentoDoc, Amandum Friulano 2013 di Dai Moras, Filo di Arianna di Tenuta Roveglia, OrangeOne di Paraschos. Inoltre sono stati presentati il Gi Gin Mule di Fred Jerbis 43, un gin preparato in Friuli con 42 erbe botaniche e la Scortese Organic ginger beer di Bevande Futuriste.

Magnar Ben tra le isole della laguna

A bordo di un tipico “bragosso” – storica imbarcazione veneziana – si è svolto un tour nella splendida area lagunare tra Jesolo e Venezia, una realtà ricca di fascino e lontana dal chiasso del turismo di massa.

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Approdati a Mazzorbo, vi consigliamo una tappa a Venissa, il meraviglioso wine resort – dotato di camere, osteria e ristorante gourmet – creato dalla famiglia Bisol. Negli ultimi anni, hanno ridato vita all’orto e all’antica vigna murata dove ora si coltiva il vitigno autoctono Dorona, utilizzato per produrre il prezioso vino Venissa.

Mazzorbo è collegata a Burano da un ponte di legno: in pochi passi si passa così dall’oasi verde di Venissa, immersa nel silenzio e nella natura, alla coloratissima isola veneziana, famosa per le case dalle facciate variopinte. Quante meraviglie custodite a pochi metri di distanza nella Laguna!

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Rotta sull’isola di Sant’Erasmo, celebre per il carciofo violetto, presidio Slow Food. In quest’isola lagunare, la seconda per grandezza dopo Venezia, vi invitiamo a scoprire un altro luogo d’incanto: si chiama Orto ed è la cantina di Michel Thoulouze, che produce il vino “Orto di Venezia”, eletto miglior vino bianco Alpe Adria 2017. Nasce con le uve di vitigni che ben si sono adattati al terreno isolano: Malvasia Istriana, Fiano d’Avellino e Vermentino.

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Per terminare la navigazione, si fa rientro a Lio Piccolo, caratteristico centro rurale fuori dal tempo, con la piazzetta, la chiesa e il seicentesco palazzo Boldù. In un’allegra atmosfera contadina il nostro viaggio si è concluso tra i brindisi con il vino naturale “Nata Bianca” di Walter Nardin e gli assaggi opera di Daniele Zennaro, chef che conosce bene le erbe e il pesce della laguna e altrettanto bene li usa in cucina.

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Curiosità:

I vini assaggiati durante il tour della Laguna prodotti con le uve coltivate sulle stesse isole avevano tra le caratteristiche più percettibili la mineralità. Il perché lo ha spiegato uno dei produttori, Michel Thoulouze: “Il merito è delle Dolomiti. In laguna scende il Piave, che sulle Dolomiti nasce. La composizione del terreno delle isole dove cresce l’uva non potrebbe non esserne caratterizzata. E siccome è questa terra che produce i nostri vini, ancor prima di noi, la mineralità si sente al primo sorso”.

Durante l’evento, Maurizio Potocnik, presidente del Club Magnar Ben, ha dato voce a tanti ospiti famosi come Tomaz Kavcic, il più noto e illuminato chef sloveno, giornalisti e produttori.