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A Falcade apre L’altro Laresei: pizza e brace in quota

Lavori di costruzione del nuovo L’altro Laresei accanto al Rifugio Laresei, con struttura in legno, gru e Dolomiti sullo sfondo.

Massimo Manfroi e Mara Chenet ampliano l’offerta del Laresei con una struttura sostenibile e accessibile, caratterizzata da una proposta gastronomica distinta e nuovi spazi panoramici

Accanto allo storico Rifugio Laresei sta nascendo un nuovo locale con una proposta distinta, dedicata alla pizza e alla carne alla brace. Il progetto di Massimo Manfroi e Mara Chenet punta su sostenibilità, accessibilità e spazi capaci di rispondere alla crescita del turismo sulle Dolomiti.

Affacciato sulle montagne della ski area San Pellegrino, il Rifugio Laresei si prepara a una nuova fase della propria storia. Massimo Manfroi e la moglie Mara Chenet stanno completando L’altro Laresei, una struttura costruita accanto al rifugio esistente, la cui apertura è prevista all’inizio della stagione invernale, indicativamente il 15 dicembre 2026.

Non sarà un semplice ampliamento, ma un locale con un’identità e un’offerta gastronomica proprie: da una parte rimarrà la cucina tradizionale del Laresei, dall’altra troveranno spazio soprattutto pizza e carne alla brace.

Da stazione della bidonvia a rifugio

La storia del Laresei comincia tra gli anni Sessanta e Settanta, quando l’edificio era la stazione di arrivo della bidonvia della ski area. Dopo lo smantellamento dell’impianto, gli spazi furono trasformati in rifugio e magazzino, per poi essere ampliati più volte seguendo lo sviluppo del turismo in quota.

Un passaggio decisivo risale alla fine degli anni Novanta, quando la zia di Massimo, Elena Mazzarol, moglie di Antonio “Tony” Faè, realizzò un’importante ristrutturazione. Gli arredi di quel periodo sono ancora presenti e Manfroi ha scelto di conservarli.

«Sono diventati un grande classico da rifugio e sono talmente particolari che non avrebbe senso modificarli solo in parte. Mi piacciono e voglio mantenerli», racconta.

Lo splendido panorama dalla zona del Laresei

Massimo Manfroi e Mara Chenet al Laresei dal 2017

Massimo Manfroi e Mara Chenet, entrambi originari di Cencenighe Agordino, hanno rilevato il rifugio nel 2017 dal cugino Mirko, che lo aveva ereditato ma, vivendo a Milano e avendo altri impegni, non riusciva a occuparsene direttamente.

«È stato un colpo di testa, ma era ciò che desideravo fin da bambino. Non è stato semplice, però siamo riusciti a comprare tutto ed è stata una grande soddisfazione».

Manfroi arrivava dall’esperienza della Trattoria del Sole di Cencenighe, una realtà però molto diversa da un rifugio capace di sviluppare importanti volumi di lavoro. Il primo periodo è servito quindi per comprendere l’organizzazione della struttura, gestire il personale e costruire una squadra stabile.

«Negli anni siamo riusciti a trovare collaboratori bravi e a creare un rapporto di fiducia reciproca. Abbiamo affinato il menu, inserito alcune proposte particolari e cominciato a organizzare eventi sia invernali sia estivi, compresi i matrimoni».

Perché nasce L’altro Laresei

La necessità di aumentare gli spazi era emersa già alcuni anni fa. Una prima risposta è arrivata con la chiusura e la vetratura di una parte del dehors, pensata inizialmente come soluzione temporanea ma accolta dal pubblico con un successo superiore alle aspettative.

Il problema dei posti disponibili, tuttavia, è rimasto, soprattutto durante l’inverno e nelle giornate estive in cui il meteo cambia rapidamente.

«I coperti non bastavano. In estate, quando si può utilizzare l’esterno, la situazione è più gestibile, ma basta che cominci a piovere perché tutti cerchino posto all’interno. D’inverno la richiesta è ancora maggiore e dobbiamo offrire servizi adeguati».

Da qui la decisione di realizzare una seconda struttura. Le difficoltà e i tempi necessari per ottenere i permessi hanno consentito di rivedere il progetto, migliorandolo sotto il profilo energetico e ambientale.

Massimo Manfroi all’interno del suo nuovo locale in costruzione

Una struttura in legno, vetro e acciaio

L’altro Laresei è stato progettato per ridurre l’impatto sull’ambiente montano. I materiali utilizzati sono prevalentemente legno, vetro e acciaio, mentre il cemento è stato limitato alle parti indispensabili, come le fondamenta.

L’obiettivo è ottenere una struttura efficiente dal punto di vista energetico e offrire più posti al coperto, senza rinunciare al rapporto visivo con il paesaggio. Per l’apertura invernale si punta a completare soprattutto il piano superiore, mentre alcune finiture e l’impianto definitivo di riscaldamento saranno ultimati nella primavera successiva.

Il nome scelto evidenzia il legame con il locale storico: sull’insegna comparirà “L’altro” in stampatello e “Laresei” in corsivo, affinché il nome originario rimanga immediatamente riconoscibile.

Due locali e due proposte gastronomiche differenti

Il progetto non prevede lo spostamento della cucina esistente nella nuova struttura. Rifugio Laresei e L’altro Laresei avranno due offerte distinte, pensate per pubblici ed esigenze differenti.

Nel locale storico si continuerà a puntare sulla cucina classica di montagna e sui prodotti tipici, con l’intenzione di dedicare ancora più attenzione alla preparazione e alla presentazione dei piatti.

«Oggi, nei momenti di maggiore affluenza, in cucina dobbiamo essere molto concentrati perché il tempo per completare ogni piatto deve essere minimo. Con i nuovi spazi speriamo di poterci muovere in modo più agile, partendo sempre dalla tradizione e da materie prime di altissima qualità».

Al Laresei rimarranno quindi preparazioni come il gulasch e lo spezzatino di cervo, mentre il nuovo locale sarà dedicato soprattutto alla pizza e alla brace. La carta comprenderà carni selezionate e antipasti come le tartare, con una proposta ancora in fase di definizione.

La pizza risponde anche a una domanda precisa del pubblico internazionale. «Gli stranieri arrivano in Italia e vogliono mangiare la pizza. Ogni anno qualcuno mi chiedeva quando l’avremmo fatta: finalmente potrò rispondere che adesso c’è».

Tenere separate le due proposte servirà a evitare che la novità penalizzi il rifugio storico. I clienti saranno indirizzati verso il locale più adatto: cucina tipica al Laresei, pizza e brace a L’altro Laresei.

Il rifugio Laresei e L’Altro Laresei, uno accanto all’altro: due stili e due proposte gastronomiche differenti

Bagni panoramici per le donne e attenzione all’accessibilità

Tra le curiosità del nuovo locale ci sono anche i bagni delle donne, più grandi, curati e panoramici rispetto a quelli attuali. Una scelta pensata non soltanto per ridurre le attese nei momenti di maggiore affluenza, ma anche per rendere più piacevole la sosta di ragazze e signore che, andando ai servizi, amano fermarsi a chiacchierare tra loro.

La zona d’attesa si affaccerà infatti su uno dei punti più panoramici del Laresei, trasformando anche un momento normalmente trascurato in un’occasione per ammirare le Dolomiti. «Abbiamo voluto creare un ambiente un po’ più grande e accogliente, dove le donne possano stare a parlare quanto desiderano», spiega Massimo Manfroi.

Saranno inoltre potenziati i servizi per gli uomini, mentre la struttura disporrà di bagno accessibile alle persone con disabilità e servoscala. È allo studio anche un menu in Braille per gli ospiti ciechi e ipovedenti.

Turisti stranieri in crescita sulle Dolomiti

La scelta di investire nasce da un andamento che Manfroi osserva con continuità dal suo arrivo nel 2017. Nonostante l’incertezza economica, l’aumento dei prezzi e le preoccupazioni legate alla neve e ai cambiamenti climatici, il numero dei visitatori continua a crescere, sia al rifugio sia nella ski area.

«Ogni novembre si parla di crisi, costi e mancanza di neve, ma il trend continua a essere positivo. Il marchio Dolomiti è ormai fortissimo in tutto il mondo e qui incontriamo americani, canadesi, olandesi, turisti del Nord e dell’Est Europa».

Secondo Manfroi, il pubblico italiano tende a fermarsi per periodi più brevi, anche a causa dell’aumento dei prezzi. Costi che, precisa, non rappresentano un vezzo: preparare le piste e rifornire un rifugio in quota richiede spese elevate, a partire dal carburante e dal trasporto delle materie prime.

È cambiata anche la provenienza degli ospiti stranieri. Se in passato erano soprattutto tedeschi e nord-europei, oggi la platea è molto più ampia e comprende numerosi visitatori dal Nord America e una presenza crescente dall’Europa orientale.

Estate e inverno, due modi diversi di vivere la montagna

Il comportamento dei turisti cambia con le stagioni. In estate prevalgono gli ospiti interessati al lato più naturale e selvaggio della montagna, alle passeggiate e alle esperienze all’aperto. In inverno, invece, alla sciata si affianca maggiormente il desiderio di mangiare e bere bene durante la vacanza.

Anche il turismo estivo è cresciuto, ma rimane molto concentrato. Agosto registra picchi importanti, mentre giugno e settembre avrebbero ancora ampi margini di sviluppo.

«Giugno potrebbe lavorare tre volte tanto e anche settembre potrebbe dare molto di più. Il problema è il meteo: a fine stagione, in una bella giornata possono arrivare 300 persone, mentre se piove ne arrivano tre. Mantenere operativa tutta la macchina e il personale diventa complicato».

Eventi e iniziative potrebbero contribuire ad allungare la stagione, pur tenendo conto della necessità di chiudere il rifugio per preparare l’attività invernale.

La montagna come rifugio dal caldo

Tra le ragioni della crescita estiva c’è anche la ricerca di temperature più gradevoli. Gli effetti del riscaldamento si percepiscono anche in quota, ma la differenza rispetto alle città e alla pianura rimane evidente.

«I clienti che arrivano da Belluno, Treviso, Milano, Bologna o Roma ci raccontano che in pianura è diventato difficile sopportare il caldo. Quando salgono dicono che qui si respira e si sta bene».

È su questa evoluzione del turismo che Massimo Manfroi e Mara Chenet hanno deciso di scommettere. L’altro Laresei nasce così per accogliere più persone e ampliare la proposta, conservando però il carattere del rifugio storico: due anime differenti, unite dallo stesso panorama sulle Dolomiti.

Dolomiti Review è il local magazine scritto con il cuore, direttamente dal cuore delle Dolomiti.
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