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A San Candido fanno ancora pantofole in lana di montagna che coccolano i piedi

Christina Zacher mostra un paio di pantofole in feltro grigio nella bottega di San Candido, con accessori in lana esposti sugli scaffali

Pura lana vergine, acqua e gesti tramandati per generazioni: nell'antichissima bottega Zacher prende forma un artigianato legato al territorio. Pantofole e accessori per la casa raccontano un mestiere che continua a valorizzare la materia prima degli allevamenti altoatesini.

Acqua, calore, pressione e mani esperte: è così che i fiocchi diventano prima un materiale compatto, poi una calzatura. Nel centro di San Candido, la famiglia Zacher continua a produrre feltro naturale in pura lana vergine, mantenendo nella propria manifattura la trasformazione della materia prima e la realizzazione degli oggetti.

Le pantofole Haunold sono il prodotto che meglio racconta questo lavoro. Nascono da un procedimento imparentato con quello dei cappelli: un pezzo grezzo viene bagnato, riscaldato e modellato sulla forma. Anche sotto il piede rimane la lana, lavorata fino a ottenere una suola spessa e resistente.

È un artigianato che si riconosce nella scelta delle fibre, nei gesti e nelle piccole differenze fra un esemplare e l’altro. Una sfumatura irregolare o una piega del feltro fanno parte del carattere di un prodotto naturale lavorato a mano.

La casa del cappellaio nel centro di San Candido

Il negozio si trova nella storica residenza Thurn, la casa che appartiene alla memoria degli Zacher quanto la lavorazione della lana. Negli ambienti dove Christina e i fratelli giocavano con i ritagli, oggi sono esposti pantofole, sedute e accessori.

Quando erano bambini, il punto vendita occupava il primo piano: al pianterreno c’era il laboratorio, dove si lavorava con l’acqua calda. La costruzione di nuovi spazi produttivi ha consentito di trasferire il negozio al piano terra.

«A noi piace il principio di fare dalla lana al prodotto finito», racconta Christina Zacher. Una scelta che richiede di conservare competenze e attrezzature per produrre il materiale, prima ancora di tagliarlo o modellarlo.

Dal cuoio al feltro, una storia familiare iniziata nel 1560

La famiglia svolge attività artigiane dal 1560. All’origine c’era la lavorazione del cuoio a Brunico; il feltro e i cappelli appartengono a una fase successiva. Dopo le difficoltà della Prima guerra mondiale, negli anni Trenta l’attività si specializzò nella produzione di suole, feltri e pantofole.

Nella casa di San Candido, secondo il conteggio di Christina, i nipoti rappresentano la settima generazione impegnata nella lavorazione del feltro. Oggi cinque dei sei fratelli sono attivi nell’azienda, insieme a tre giovani della generazione successiva.

Questo mestiere ha radici profonde nell’Alta Val Pusteria. Il cappellaio di montagna produceva innanzitutto il materiale e ne ricavava oggetti diversi: cappelli, ma anche calzature e suole per le pantofole tradizionali.

Intorno al 1900, la manifattura Zacher contava circa trenta operai. Poi la guerra, la perdita di manodopera e il nuovo confine, che ostacolava l’accesso ai mercati orientali, imposero un forte ridimensionamento. La produzione del feltro, però, continuò.

Il follone del 1901 lavora ancora

Fra le attrezzature utilizzate c’è un follone a martello del 1901, tuttora parte del processo produttivo. In origine era azionato grazie all’energia di un mulino, alimentato dal canale che passava fuori dalla casa.

La sua funzione resta quella di battere e compattare la lana. Dopo la cardatura e la prima feltratura, la follatura permette di ottenere un materiale denso e robusto. È una delle fasi che distinguono il feltro follato a marchio Haunold, realizzato a partire dalle fibre, senza passare dalla tessitura di un filato.

L’artigianalità comprende anche la capacità di aggiornare gli strumenti: accanto al macchinario storico, un plotter da taglio consente oggi di preparare forme personalizzate e sedute su misura.

Nove tonnellate di lana altoatesina all’anno

La manifattura lavora circa nove tonnellate di lana locale ogni anno. Gli approvvigionamenti coinvolgono allevatori e associazioni della Val Senales e dell’Alta Val Venosta, oltre ad altre realtà del territorio.

Le lane alpine, spesso più ruvide di quelle utilizzate per indumenti sottili, sono adatte a realizzare suole resistenti, sedute e copripanche. Trasformarle in feltro significa dare una destinazione a una risorsa già disponibile, che altrimenti rischierebbe di essere scartata.

Christina indica una quota locale intorno all’80%, variabile secondo la produzione. Per alcune lavorazioni servono fibre più fini: vengono quindi acquistate anche lane merinos dalla Germania meridionale e una quota, in diminuzione, dal Sud America.

La provenienza conta quanto l’aspetto. La lana locale mantiene i propri colori naturali, dal panna alle diverse sfumature di grigio, mentre per le altre lavorazioni colorate la famiglia si affida a una piccola realtà specializzata in Germania.

Un feltro naturale, modellato con acqua e calore

Il processo parte dalla lana lavata, che viene cardata fino a ottenere un velo soffice. Acqua, calore, vapore e pressione fanno poi avvicinare e intrecciare le fibre, trasformandole progressivamente in feltro.

Per il proprio feltro follato, la manifattura dichiara l’impiego di pura lana vergine, senza fibre sintetiche né sostanze chimiche aggiunte nella lavorazione. Il materiale è inoltre indicato come biodegradabile e compostabile.

La parola “feltro”, da sola, non basta però a identificare la composizione: esistono anche feltri sintetici e misti. È quindi l’etichetta a chiarire quali fibre siano state utilizzate.

La distinzione vale anche all’interno del negozio, dove le creazioni della manifattura convivono con prodotti selezionati di altre aziende. Christina cita, per esempio, alcune borse realizzate con un materiale composto per il 90% da lana e per il 10% da fibre sintetiche.

Le pantofole nascono come i cappelli

La particolarità delle pantofole artigianali Haunold sta nella costruzione. Si parte da un cono di feltro senza cuciture, lo si bagna e lo si riscalda, rendendolo modellabile, quindi lo si lavora sulla forma.

La parte superiore e quella destinata alla suola hanno spessori differenti. L’infeltrimento consente di unirle attraverso acqua, calore e pressione, formando un unico corpo.

Il risultato è una pantofola nella quale si cammina sulla lana, senza una base aggiunta in plastica o sughero. La gamma comprende ciabatte aperte, pantofole chiuse e una versione con piccolo tacco incorporato, oltre ai modelli più leggeri da viaggio e per gli ospiti, realizzati con elementi tagliati e cuciti.

Il nostro consiglio: le pantofole Alma

Fra i prodotti della manifattura consigliamo le pantofole, in particolare il modello Alma, perché riunisce gli elementi più interessanti di questo artigianato: materia prima naturale, provenienze dichiarate e messa in forma manuale.

La suola in feltro di 12 millimetri utilizza lana delle pecore alpine tirolesi allevate in Val Senales, Alta Val Venosta e Val Pusteria. La tomaia è in lana merinos della Germania meridionale. Il modello è realizzato in pura lana vergine non tinta, mantenendo il colore naturale delle fibre.

La parte superiore avvolge maggiormente il collo del piede rispetto alla ciabatta aperta classica. La combinazione abbina una base consistente a una tomaia più fine, dando una forma concreta alla scelta di valorizzare lane con caratteristiche differenti.

Il nome ufficiale è Alma, che il produttore collega al latino e al significato di ciò che nutre e dà vita. Per la calzata, la manifattura suggerisce un numero in più rispetto a quello abituale; per chi desidera maggiore aderenza, indica l’applicazione di lattice naturale liquido sulla suola.

La scheda completa è disponibile sul sito ufficiale delle pantofole Alma.

Come indossarle e prendersene cura

La lana contribuisce al comfort termico e alla gestione dell’umidità del piede. Christina racconta di utilizzare le pantofole anche d’estate, a piedi nudi, mentre durante l’inverno preferisce abbinarle alle calze, suggerendo fibre naturali.

Sono calzature per la casa: il feltro può respingere inizialmente l’acqua, ma con un’esposizione prolungata si bagna. La suola richiede inoltre attenzione sulle superfici lisce, soprattutto sulle scale, dove si può scivolare.

Per la pulizia, spesso basta rimuovere lo sporco con una spazzola o un panno umido. Quando serve un lavaggio, le istruzioni prevedono acqua tiepida, poco detergente per lana, risciacquo delicato e asciugatura all’aria, mantenendo la forma. Lavatrice e ammollo sono sconsigliati, perché possono provocare restringimenti.

Christina Zacher con la direttrice del Naturhotel Leitlhof Marion Burgmann

Sedute, accessori e realizzazioni su misura

La versatilità del materiale si ritrova nei copripanche, cuscini da seduta, sottopiedi, suole, sottopiatti, decorazioni e piccoli accessori. Il taglio personalizzato permette di adattare il feltro alle dimensioni di una sedia o a una richiesta specifica. Per questo le produzioni della famiglia Zacher vengono richiesti anche da strutture alberghiere, come il Naturhotel Leitlhof che, tra le altre cose, si è fatto realizzare anche le borse per il centro benessere.

Ci sono anche cappelli da sauna, proposti in due taglie, e borse personalizzate. I cappelli tradizionali presenti nel negozio vengono invece realizzati da aziende partner: la famiglia ne seleziona disegni e materiali, ma non li produce più internamente.

La ricerca di autonomia prosegue nella gestione dell’energia. Il legname del bosco familiare alimenta un impianto per riscaldamento, acqua calda e asciugatura; il sito segnala anche un fotovoltaico da 20 kW. Per produrre il vapore necessario alla lavorazione viene ancora utilizzato olio combustibile.

La Casa del Cappellaio Zacher è in via Castello 2, a San Candido. Accanto al negozio, i prodotti sono disponibili attraverso rivenditori e nello shop online, attivato durante la pandemia. Entrare nella bottega consente soprattutto di riconoscere, dietro una pantofola o una seduta, il percorso che porta dalla lana all’oggetto finito.

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