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Un progetto di ricerca per valorizzare le zone colpite dal terribile maltempo dell’autunno 2018, quando la tempesta Vaia imperversò su foreste e aree montane del nord-est.

In questi giorni, un team di antropologi è al lavoro per intervistare chi ha vissuto sulla propria pelle l’effetto distruttivo di Vaia, in alcuni luoghi della provincia di Belluno – nel Feltrino, nell’alto Agordino e in Comelico – particolarmente segnati dal passaggio devastante della tempesta.

Il progetto

Si tratta di un progetto di ricerca coordinato dal Museo etnografico di Seravella e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, finanziato nell’ambito dell’Accordo tra Presidenza del Consiglio dei Ministri e Regione del Veneto per la valorizzazione dei territori colpiti dall’Evento Vaia in memoria della Grande Guerra e cofinanziato dalla Provincia di Belluno.

La ricerca

La ricerca si basa principalmente sulla raccolta di un numero significativo di interviste a varie categorie di persone e sulla documentazione visiva di alcuni contesti toccati dalla devastazione della tempesta.

«Il progetto ha lo scopo primario di raccogliere delle testimonianze da conservare per le nuove generazioni e da divulgare – infatti uno degli output è la realizzazione di un filmato antropologico – sollecitando riflessioni su cosa significhi abitare e vivere la montagna, sulle difficoltà e sugli aspetti invece positivi, anche alla luce della ancor più subdola minaccia che viviamo quotidianamente, del contagio da Covid 19» sottolinea il consigliere provinciale delegato alla cultura.

La montagna bellunese tra Vaia e Covid

Negli ultimi anni, le terre alte del nord-est d’Italia hanno dovuto fare i conti con due emergenze dagli effetti spesso contrastanti. Da un lato, Vaia ha messo in evidenza la fragilità idro-geologica del territorio. Dall’altro, il Covid ha provocato un aumento – talvolta incontrollato e improvvisato – dei frequentatori della montagna, attratti da un’idea di salubrità associata a questi luoghi.

«Mentre Vaia, per molti aspetti, ha manifestato la fragilità della montagna, accentuando se possibile le dinamiche di abbandono, il Covid sembra al contrario aver aperto, anche se cautamente, alcuni scenari favorevoli al vivere in luoghi a bassa pressione antropica, in ambienti naturali salubri. Queste situazioni emergenziali sollecitano domande, che richiedono urgentemente risposte, e spingono a riflettere su stili e modelli di vita, economici e sociali. Vaia prima e la pandemia che ancora stiamo vivendo, hanno profondamente toccato chi abita in montagna e al contempo aperto nuovi sguardi, nuovo interesse e nuovi interessi sulla montagna, sugli svantaggi e sulle opportunità di vivere in luoghi considerati ai margini, sulla necessità di pensare a diversi modelli di residenzialità e di economia». 

Il titolo del progetto è “Scappare, rimanere, andare, ritornare, resistere. Grande Guerra e Vaia: accadimenti del passato e del presente sollecitano riflessioni sull’abitare e vivere la montagna e sul suo significato più profondo”. 

Al Museo Etnografico di Seravella i risultati del progetto

Tutte le interviste raccolte andranno a costituire un’apposita sezione dell’archivio delle fonti orali del Museo Etnografico della provincia di Belluno.

I risultati della ricerca e i due filmati in via di realizzazione saranno presentati al pubblico entro la fine di ottobre nella sala conferenze della villa di Seravella.