“Salviamo gli insetti impollinatori”: prosegue anche nel 2021 il progetto di studio e monitoraggio avviato lo scorso anno dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

Moltissime piante per riprodursi hanno bisogno degli insetti che svolgano la funzione di impollinazione, condizione necessaria per la fecondazione delle piante coltivate e dei fiori selvatici.

Gli insetti impollinatori, fondamentali per la riproduzione delle piante

Tutti abbiamo in mente l’importanza delle api mellifere (ovvero che producono il miele). Ma oltre a questa specie, in natura esistono migliaia di altre specie di impollinatori: api selvatiche, ditteri sirfidi (piccole mosche colorate simili alle vespe), farfalle e coleotteri.

In Europa ci sono 2.000 specie di insetti impollinatori, che garantiscono la riproduzione del 78% delle specie di fiori selvatici e dell’84% delle specie coltivate.

Senza impollinatori non avremmo, ad esempio, mele, agrumi, fragole, fagioli, cetrioli, pomodori e peperoni. La produzione agricola europea garantita dagli impollinatori vale 15 miliardi di euro l’anno.

Impollinatori a rischio di estinzione (anche sulle Alpi)

Purtroppo, oggi gli impollinatori stanno scomparendo, a causa della perdita di ambienti naturali, dell’inquinamento, dell’uso spesso eccessivo di sostanze chimiche in agricoltura.

In Europa una specie su dieci di ape o di farfalla è in pericolo di estinzione. 

Le Alpi sono una delle aree più ricche di impollinatori: ospitano 600 specie di api selvatiche, ma la metà di queste oggi rischia l’estinzione.

Il progetto del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

Per approfondire le conoscenze sugli impollinatori e raccogliere informazioni che possono essere utili per contrastarne il declino il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ha avviato nel 2020 un progetto di ricerca su questi insetti. Il progetto coinvolge l’Università di Bologna e la Fondazione Mach di San Michele all’Adige ed è finanziato dal Ministero dell’Ambiente,.

Nelle prossime settimane saranno disponibili i risultati del primo anno di indagini.

Data la rilevanza dei risultati raccolti lo scorso anno il Ministero dell’Ambiente ha rifinanziato il progetto, che potrà quindi proseguire anche nel 2021, con il coinvolgimento dell’Università di Bologna e del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova.