Una Piazza del Comune gremita ha fatto da cornice domenica 9 agosto a San Giovanni di Fassa a una delle serate più partecipate di Ad Alta Voce 2026. Protagonista Ninna Quario, ex azzurra dello sci, giornalista e madre di Federica Brignone, che nel dialogo con la curatrice e moderatrice Virna Pierobon ha attraversato quasi sessant’anni di neve, sport e vita familiare partendo dal suo libro Due Vite – Lo slalom parallelo con mia figlia, pubblicato da Minerva Edizioni.
Più che una semplice presentazione, l’incontro si è trasformato in un lungo racconto personale, scandito da fotografie, ricordi, aneddoti divertenti e momenti commoventi. Quario ha parlato dell’atleta che è stata, della giornalista che è diventata e soprattutto della madre che ha osservato da vicino la crescita e la straordinaria carriera di Federica Brignone.

Dalla Valanga Rosa alla carriera da giornalista
Il viaggio è partito dagli anni in cui lo sci femminile italiano cercava ancora spazio accanto alla celebrata Valanga Azzurra. Quario ha ricordato la nascita della Valanga Rosa e in particolare il 28 novembre 1978 allo Stelvio, quando vinse con il pettorale 27 davanti a Claudia Giordani, in una giornata che vide sei italiane nelle prime otto.
Erano anni molto diversi da quelli attuali: trasferte in pulmino, otto atlete con un solo skiman, cartine stradali al posto dei navigatori e valigie senza rotelle. Una dimensione quasi artigianale dello sport di vertice, dalla quale uscì però una squadra capace di cambiare la percezione dello sci femminile italiano.
Quario ha raccontato anche il passaggio dalle gare al giornalismo. Entrata giovanissima in Nazionale, a 25 anni lasciò l’agonismo e cominciò a scrivere, seguendo nel corso della carriera undici Olimpiadi, due da atleta e nove da giornalista, oltre a Mondiali e decine di stagioni di Coppa del Mondo.
Dal palco sono così riemersi mondi lontani: articoli dettati al telefono, redazioni improvvisate durante le trasferte e personaggi entrati nella storia dello sci, fino agli episodi più curiosi, come quello di Gustavo Thöni inseguito da un orso in Canada.
Il ricordo commovente di Leonardo David
Tra i momenti più intensi della serata c’è stato quello dedicato a Leonardo David, amico d’infanzia di Quario e promessa straordinaria dello sci italiano, scomparso nel 1985 dopo sei anni trascorsi in stato vegetativo.
Quario ha ripercorso quella vicenda anche attraverso il ricordo personale: il trauma cranico subito da David a Cortina nel febbraio 1979, i problemi che seguirono e il successivo dramma di Lake Placid. Una storia che segnò profondamente la sua generazione e contribuì a cambiare la sensibilità dello sci nei confronti dei traumi alla testa e della sicurezza degli atleti.
Ninna Quario madre: «Non avevamo in mente di crescere campioni»
Gran parte dell’incontro è stata inevitabilmente dedicata a Federica Brignone, ma attraverso uno sguardo diverso da quello delle classifiche e delle medaglie.
Ninna Quario ha raccontato una bambina innamorata della neve fin da piccolissima, capace di voler mettere gli sci anche durante le vacanze estive sul ghiacciaio. Il trasferimento della famiglia da Milano a La Salle, vicino a Courmayeur, non nacque, ha sottolineato, dal progetto di crescere dei campioni: l’obiettivo era piuttosto permettere ai figli Federica e Davide di vivere nella natura, fare sport e crescere liberi.
Boschi, neve fresca, salti e fuori pista furono parte di questa educazione. Da qui anche una riflessione rivolta al mondo dello sci giovanile di oggi: secondo Quario, ai bambini farebbe bene qualche volta abbandonare la logica dei «pali, pali, pali» per tornare a giocare e sperimentare sulla neve.
Un approccio educativo che arriva da lontano. Quario ha ricordato la libertà ricevuta a sua volta dai propri genitori e la scelta di trasmettere ai figli lo stesso principio: impegno massimo in ciò che si decide di fare, ma senza trasformare le ambizioni dei genitori nei sogni dei ragazzi.

Federica Brignone e il difficile ritorno dopo l’infortunio
Inevitabile anche il passaggio sul presente di Federica e sul travagliato percorso che ha preceduto il suo ritorno alle gare ai Giochi olimpici di Milano Cortina 2026.
Ninna Quario ha raccontato al pubblico i giorni difficilissimi vissuti dalla figlia, ricordando che a ridosso delle gare il dolore era ancora molto forte e che il ritorno sulla neve era avvenuto dopo pochissimi giorni di allenamento.
Il racconto della madre ha restituito soprattutto il lato meno visibile dell’impresa sportiva: le terapie, gli antidolorifici, la sofferenza e il confine sottile tra il desiderio dell’atleta di tornare e la preoccupazione di chi le sta vicino.
Quario ha ricordato anche il momento in cui, dopo la medaglia, disse alla figlia: «Basta, non voglio più medicine». Interrotti gli antidolorifici, il dolore tornò con forza. Da lì i tentativi successivi e la necessità di fermarsi nuovamente.
Sul futuro, ha spiegato, restano valutazioni da compiere, comprese quelle legate alle placche ancora presenti e all’eventualità di un nuovo intervento. Da madre, Quario non ha nascosto che preferirebbe vedere Federica fermarsi piuttosto che sottoporsi ad altri rischi; allo stesso tempo ha ribadito il principio che attraversa tutta la sua storia familiare: la decisione finale appartiene a Federica.
Il rapporto speciale con il fratello Davide
Nel racconto ha trovato spazio anche Davide Brignone, fratello di Federica e figura fondamentale in alcuni passaggi della sua carriera. Fermato dagli infortuni nella propria esperienza agonistica, Davide ha poi messo competenze ed esperienza al servizio della sorella.
Quario ha ricordato uno dei momenti in cui la famiglia decise di affiancarlo a Federica in una fase delicata. Il risultato fu immediato, con la vittoria di Plan de Corones, ma più del risultato sportivo è emersa la forza di un rapporto fraterno insieme tecnico e umano, non sempre semplice ma diventato un punto di riferimento.
Tre generazioni e una stessa idea di libertà
È forse questo il filo più profondo rimasto dopo oltre un’ora di racconti: non soltanto tre generazioni legate alla neve, ma tre generazioni di donne educate alla libertà e alla responsabilità.
La madre di Ninna, Ninna stessa e Federica appartengono a epoche molto diverse, ma il principio rimane: scegliere la propria strada, accettarne le conseguenze e non vivere secondo le aspettative altrui.
Per questo, parlando dei successi dei figli, Quario ha spiegato che i complimenti che le fanno più piacere non riguardano le medaglie di Federica, ma le persone che Federica e Davide sono diventati.
E il significato finale di Due Vite sta forse proprio nelle parole che chiudono idealmente anche la serata di San Giovanni di Fassa: «Il campione è chi riesce a dare tutto se stesso in quello che fa, al di là delle medaglie».
Una frase che, dopo tanti racconti di vittorie, cadute, dolore, famiglia e neve, ha riportato il centro della storia lontano dal cronometro. E molto più vicino alla vita.
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