Si intitola “Il racconto della Montagna nella pittura tra ‘800 e ‘900” la mostra in corso a Conegliano (in provincia di Treviso). Ospitata nelle sale di Palazzo Sarcinelli, sarà aperta dall’estate all’autunno: dal 12 giugno al 8 dicembre 2020.

Un appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati, perché sposa in un’unica esposizione l’amore per la montagna, l’arte e la cultura.

Al centro del racconto e del percorso espositivo ci sono le Dolomiti: magnifico scenario di memorabili imprese alpinistiche, affascinanti protagoniste dell’immaginario collettivo, sorprendente fonte di ispirazione artistica.

Il manifesto realizzato per promuovere la mostra rappresenta una strepitosa veduta invernale di Cortina d’Ampezzo: l’immagine simbolo è un particolare del dipinto di Edward Theodore Compton, “Cortina sotto la neve”, 1918, proveniente da collezione privata.

La mostra di Conegliano

Il racconto della Montagna nella pittura tra ‘800 e ‘900″

La mostra è promossa dal Comune di Conegliano e da Civita Tre Venezie, con il patrocinio della Regione del Veneto e della Fondazione Cortina 2021, e la collaborazione della sezione del CAI di Conegliano e della Società Alpina delle Giulie di Trieste.

Per Palazzo Sarcinelli, questa mostra rappresenta il terzo appuntamento del ciclo dedicato al paesaggio nella pittura veneta.

L’esposizione è curata da Giandomenico Romanelli e Franca Lugato. Il catalogo è edito da Marsilio Editori.

Informazioni pratiche

DATE: dal 12 giugno 2020 all’8 dicembre 2020

ORARI: la mostra è aperta da giovedì a domenica, dalle 11.00 alle 19.00

LUOGO: Palazzo Sarcinelli, via XX Settembre 132, 31015 Conegliano (Treviso)

BIGLIETTI: Biglietto intero € 11, Biglietto ridotto € 8,50 (per studenti, adulti over 65 anni, convenzioni, residenti nel Comune di Conegliano nei giorni feriali). Previste altre riduzioni e convenzioni.

PRENOTAZIONI: al telefono (0438.1932123) oppure prenotazione on line

Informazioni e dettagli sul sito della mostra: www.mostramontagna.it

L’accesso alla mostra è contingentato, nel rispetto delle attuali norme sulla sicurezza. Ai visitatori si richiede l’uso della mascherina, la distanza di sicurezza di almeno 1 metro, l’obbligo di igienizzarsi le mani all’ingresso e all’interno delle sale espositive.

Giovanni Salviati, Cime di Lavaredo – Galleria Nuova Arcadia di L. Franchi Padova

Le opere in esposizione

IL TEMA

Come suggerisce in modo chiaro il titolo, “Il racconto della Montagna nella pittura tra ‘800 e ‘900”, la mostra approfondisce da più angolazioni il tema della montagna, che si presenta in forma significativa nella pittura italiana già a partire dalla metà dell’800.

Tra la fine del secolo e i primi decenni del successivo, gli scenari alpini acquistano una caratterizzazione sempre più decisa, anche grazie alle esplorazioni scientifiche e alla conquista delle più alte cime.

LE OPERE: DAI DIPINTI ALLE STAMPE PUBBLICITARIE

La mostra offre l’occasione di ammirare opere di celebri autori italiani e stranieri che hanno frequentato principalmente le Dolomiti: da Ciardi a Compton, da Sartorelli a Pellis, da Wolf Ferrari a Chitarin. Ma i visitatori potranno (ri)scoprire anche i paesaggi alpini di artisti meno noti.

Le opere in esposizione provengono da diverse collezioni private e pubbliche tra le quali l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia, la Casa Cavazzini-Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Udine, la Moderna Galleria di Zagabria.

Oltre ai dipinti, vi è inoltre una selezione di manifesti, stampe, volumi, pubblicistica e cartografia a testimonianza della fortuna e del crescente richiamo che il tema assume nella seconda metà dell’Ottocento.

La montagna a fine ‘800: dalle prime conquiste alpinistiche al turismo d’élite

Il volume di Gilbert e Churchill

Sul finire dell’800 la montagna acquisisce nuova luce a livello internazionale. Oltre a diventare un’importante meta turistica, in linea con una tendenza diffusa in altri paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna, rappresenta un segno identitario dell’Italia e del suo patrimonio culturale, parallelamente al compimento dell’unità nazionale.

In questo contesto, le Dolomiti hanno un ruolo da assoluto protagonista.

“The Dolomite Mountains”, pubblicato nel 1864, è il primo libro dedicato alla loro esplorazione: è scritto e illustrato da due viaggiatori britannici, Josiah Gilbert e George Cheetham Churchill.

Con questa pubblicazione le Dolomiti vengono inserite definitivamente in quel tour alpino, che il romanticismo ha contribuito a rendere di moda oltre Manica. Taccuino alla mano, Josiah e George esplorano zone piuttosto sconosciute delle Alpi insieme alle loro mogli, che li aiutano nei rapporti con quei popoli locali particolarmente introversi.

Il loro amore per le Dolomiti fa sì che imparino a conoscere una per una le numerose valli alpine, che frequentano dal 1861 al 1863. Queste due coppie rappresentano “i primi turisti in assoluto” delle moderne Dolomiti.

Il volume “The Dolomite Mountains” apre il percorso espositivo della mostra di Conegliano.

Il percorso espositivo

CHURCHILL E GILBERT

L’esposizione si apre, come detto, con la storica pubblicazione di Gilbert e Churchill.

GIUSEPPE MAZZOTTI

Il percorso s’incentra anche sulla “riscoperta” della figura del trevigiano Giuseppe Mazzotti (1907-1981), critico d’arte, scrittore e saggista, direttore dell’Ente Provinciale per il Turismo, autore e curatore di numerosi lavori per la promozione del territorio.

Nel suo fortunato “La montagna presa in giro”, Mazzotti preannuncia il timore di un turismo sfrenato e non di qualità, osservando i nuovi costumi legati alla montagna e denunciando con ironia le “smanie” di villeggiatura che “inquinano” la bellezza: dalle attrezzature sportive ai segnali colorati per indicare i sentieri.

ALPINISTE DONNE: IRENE PIGATTI

Un altro aspetto interessante è dato dall’attenzione che la rassegna rivolge alle prime alpiniste donne. Tra loro, si racconta l’esperienza anticonvenzionale della trevigiana Irene Pigatti (1859-1937), tra le prime italiane alpiniste delle Dolomiti in un periodo in cui le scalatrici erano perlopiù straniere. Fonte di ispirazione ancora oggi, tanto che nel 2010 è stato emesso dalle Poste Italiane un francobollo in suo onore in collaborazione con il CAI, Irene conquista record eccezionali, anticipando la moderna concezione dell’alpinismo intesa come vera e propria pratica sportiva.

LE DOLOMITI TRA REALISMO E SIMBOLISMO

La mostra, con il susseguirsi delle opere presentate, registra un particolare sentimento della montagna attraverso opere dedicate principalmente alle Dolomiti, realizzate con linguaggi e stili diversi.

Dal realismo e naturalismo di Edward Theodore Compton (1849-1921), Guglielmo Ciardi (1842-1917), Giovanni Salviati (1881-1951) al simbolismo e intimismo di Francesco Sartorelli (1856- 1939), Traiano Chitarin (1864-1935), Teodoro Wolf Ferrari (1878-1945), Carlo Costantino Tagliabue (1880-1960), Millo Bortoluzzi (1905-1995), Marco Davanzo (1872-1955), Giovanni Napoleone Pellis (1888-1962), che sperimentano l’effetto luminoso e cangiante delle cime innevate tra il Veneto e il Friuli.

UGO FLUMIANI E IL CARSO

Discorso a parte merita il triestino Ugo Flumiani (1876-1938). Accanto alle sue più note tele di vette e distese innevate, infatti, c’è una serie dedicata all’interpretazione delle “viscere” della montagna. Con alcune inedite visioni del Carso, di cui coglie scenografiche grotte, fiumi sotterranei, stalattiti, profonde acque increspate.

OLTRE CONFINE: GABRIEL JURKIC

Dai dipinti del bosnìaco-erzegòvino Gabriel Jurkić (1886-1974) trapela un senso di silenziosa sospensione. L’artista ha trattato la montagna d’estate e d’inverno con effetti talvolta di grandissima efficacia, attribuendo nuovi valori simbolici e mistici al paesaggio alpino oltre il confine italiano.

LA MONTAGNA NEI MANIFESTI DEL ‘900

In mostra, c’è anche una meravigliosa selezione di manifesti dei primi decenni del Novecento provenienti dalla collezione Salce di Treviso.

La rassegna arricchisce il racconto attraverso la pubblicità degli sport invernali, in particolare grazie ai lavori dell’austro-italiano Franz Lenhart incentrati sulle Dolomiti e Cortina.

Perfetti nel taglio modernista, nella tipizzazione dei personaggi, nella essenzialità decorativa dei paesaggi, nell’anti naturalismo e nella vivacissima gamma cromatica, ci raccontano una montagna giovane, felice e dinamica con uno stile che richiama la grande tradizione cartellonistica italiana e francese del primo Novecento e un accenno al sintetismo elegante tipico delle riviste americane.

I TACCUINI ALPINISTICI DI NAPOLEONE COZZI

L’ultima sezione della mostra offre al pubblico un’ulteriore curiosità con la storia eccezionale del triestino Napoleone Cozzi (1867-1916), uno dei primi interpreti dell’alpinismo senza guida nelle Dolomiti e precursore dell’arrampicata sportiva a Trieste.

Taccuino Cozzi n°1 Società Alpina delle Giulie, Trieste

In mostra sono esposti 3 suoi taccuini, conservati nell’Archivio della Società Alpina delle Giulie di Trieste e noti quasi esclusivamente agli addetti ai lavori.

I quaderni riproducono con delicati acquerelli le alte vie percorse durante le esplorazioni compiute con la sua cosiddetta “squadra volante”, due delle quali nel 1898 alla volta delle Prealpi Giulie e una nel 1902 con la salita delle Prealpi Clautane, le attuale Dolomiti Friulane.

I taccuini ci permettono di rivivere queste esperienze, grazie anche a spassose, spesso ironiche, didascalie che accompagnano le raffigurazioni. Nell’ultimo album del 1902 ritroviamo dediche di amici ed esperti alpinisti. Tra queste ritorna anche un altro nome caro alla mostra, Giuseppe Mazzotti: “Con la più viva ammirazione queste testimonianze della più pura passione per la montagna”, 16 novembre 1948

Per tutte le informazioni sulla mostra vi invitiamo a visitare il sito ufficiale: www.mostramontagna.it