Belluno, 2 ottobre 2025 – Rimane elevato il numero degli interventi portati a termine nell’estate 2025 dalle 18 Stazioni della II Delegazione Dolomiti Bellunesi del Soccorso alpino e speleologico (Cnsas). I dati, presentati questa mattina a Belluno dal delegato Michele Titton e dai vice delegati Dimitri De Gol e Giorgio Farenzena, confermano la tendenza degli ultimi anni, con valori leggermente inferiori rispetto al 2024 ma comunque significativi.
I dati principali sugli interventi
Nel dettaglio, le persone soccorse sono state 625, contro le 632 dell’estate precedente e le 570 del 2023. I decessi registrati sono stati 25. Quasi la metà degli interventi – il 46% – ha riguardato cittadini stranieri, un dato in forte crescita rispetto al 30% del 2024.
Le principali cause degli infortuni hanno riguardato la condizione fisica o psico-fisica (25%), le cadute (23,2%) e la perdita di orientamento (15,5%). Quanto alle attività praticate, l’escursionismo resta la più incidente, con il 51,5% degli interventi, seguita dall’alpinismo (10,5%), dalla Mountain Bike ed E-Bike (3,5%) e dal parapendio (2,2%).
Per nazionalità, gli italiani rappresentano il 54% dei soccorsi, mentre il restante 46% è suddiviso tra 41 Paesi diversi. In testa Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti, seguiti da Repubblica Ceca, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Polonia, Austria, Spagna, Svizzera, fino a Messico, Cina, Croazia, Moldavia, Corea del Sud, Romania, Singapore e altri.
Nel periodo considerato sono stati registrati anche 25 eventi di ricerca con 34 persone soccorse, in aumento rispetto al 2024 (32 ricerche con 33 persone soccorse). Nonostante l’ulteriore crescita delle presenze turistiche nell’estate 2025, soprattutto nelle zone alte della provincia e in particolare tra gli stranieri, il numero totale dei soccorsi è rimasto stabile.
L’impegno encomiabile delle 18 stazioni del Cnsas-Sasv Odv-Ets
Accanto all’analisi dei numeri, va sottolineato l’impegno encomiabile delle 18 Stazioni del Cnsas-Sasv Odv-Ets. Le missioni di soccorso hanno visto l’impiego di 1.574 volontari (giornate/uomo) per un totale di 4.971 ore/uomo. Un lavoro che si è reso possibile anche grazie al supporto fornito dagli elicotteri del SUEM 118 di Pieve di Cadore, Treviso e Belluno, e in misura minore da Protezione Civile, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Aviazione dell’Esercito.
Nel 2025 le missioni complessive sono state 726, di cui 716 con gli elicotteri del SUEM – a bordo dei quali era sempre presente il Tecnico di Elisoccorso del Cnsas – e 10 con il supporto di altri mezzi aerei. Dal 4 luglio al 20 settembre è stata inoltre attivata la base sperimentale in configurazione SAR di Belluno. Le missioni SAR (Search and Rescue) sono state 265, mentre il totale degli interventi che hanno coinvolto il Cnsas ammonta a 625: ciò significa che le squadre a terra hanno portato a termine in autonomia ben 360 interventi. In oltre il 57% dei casi, infatti, il soccorso si è svolto senza l’impiego dell’elicottero, a conferma del ruolo insostituibile dei volontari a terra, indispensabili anche quando l’operazione avviene con supporto aereo.
La mancanza di copertura assicurativa è un bel problema
Un altro dato che emerge con forza riguarda la mancanza di copertura assicurativa dei soccorsi. Alla luce della Legge Regionale n. 11/2015, che impone l’onerosità di tutti gli interventi non sanitari, la percentuale di persone coperte da polizza si conferma estremamente bassa. Anche nel 2025, infatti, circa l’80,2% dei soccorsi ha riguardato persone prive di assicurazione, una cifra pur leggermente migliore rispetto al 96,4% del 2024 ma che dimostra come non venga ancora percepita l’importanza di tutelarsi contro le spese di recupero in montagna.
Le conclusioni
A conclusione della presentazione, il delegato Michele Titton ha sottolineato: «Seppure le presenze turistiche dell’estate 2025 nelle Dolomiti Bellunesi abbiano registrato un ulteriore incremento, soprattutto nella parte alta della provincia e in particolare tra i turisti stranieri, il numero di soccorsi è rimasto praticamente invariato. Sul totale dei soccorsi, quasi il 50% ha riguardato visitatori stranieri (rispetto al 30% del 2024). Gli stranieri sono in costante aumento e diventa fondamentale studiare nuove strategie di prevenzione mirate alla loro informazione, raggiungendoli nei luoghi ospitanti – campeggi, hotel, B&B, case di vacanza – soprattutto in caso di necessità contingente, come è avvenuto con il crollo sul Marcora e la conseguente chiusura della ferrata Berti».
Un bilancio che, se da un lato conferma l’efficienza e la professionalità del Soccorso alpino, dall’altro richiama con forza all’urgenza di intensificare le attività di prevenzione e di sensibilizzazione, affinché la montagna possa essere vissuta in sicurezza e consapevolezza da tutti, visitatori italiani e stranieri.