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Il ritiro del ghiacciaio della Marmolada prosegue purtroppo in modo inesorabile. La superficie e il volume del ghiacciaio più importante delle Dolomiti continuano infatti a ridursi, evidenziando dati allarmanti. Non basta un inverno nevoso – come quello del 2020/2021 – o una precoce nevicata, come quella di pochi giorni fa.

Il ghiacciaio è sempre più piccolo, segno inevitabile (e inequivocabile) dei cambiamenti climatici in atto.

Rispetto allo scorso anno, ad esempio, il fronte del ghiacciaio è arretrato di oltre 6 metri. Negli ultimi 100 anni, il volume si è ridotto del 90%.

Le misurazioni scientifiche annuali

La superficie e il volume del ghiacciaio della Marmolada sono sempre più esigui. Lo confermano le misurazioni annuali dei geografi e glaciologi dell’Università di Padova, a cui partecipa anche Arpav.

Dal 2020 al 2021, il ghiacciaio della Marmolada è arretrato di oltre 6 metri

«Nonostante la candida apparenza dovuta a nevicate tardoestive e un’annata tra le più nevose degli ultimi trent’anni – dice Mauro Varotto, responsabile delle misurazioni per il Comitato Glaciologico Italiano – il ghiacciaio della Marmolada continua la sua inesorabile ritirata: le misure effettuate in questi giorni sui nove segnali frontali registrano infatti un arretramento medio di oltre 6 metri rispetto allo scorso anno».

In 100 anni, il ghiacciaio ha perso il 90% del volume

«Le misure – afferma Aldino Bondesan, coordinatore delle campagne glaciologiche per il Triveneto – si svolgono andando a registrare la posizione delle fronti glaciali rispetto a dei segnali noti. Accanto a queste, oggi vengono impiegate tecnologie all’avanguardia che consentono di esplorare l’interno del ghiacciaio e quindi determinare i volumi in gioco. Nel caso della Marmolada, quello che registriamo è che il volume perduto in cent’anni arriva quasi al 90%, è un dato estremamente significativo».

Ghiacciai delle Dolomiti in ritiro, cambiamenti climatici in atto

Che i ghiacciai delle Dolomiti siano in ritiro è sotto gli occhi di tutti. Dal 1985, oltre alla Marmolada, sono sotto osservazione i ghiacciai – o meglio, quel che ne resta – che un tempo caratterizzavano Antelao, Sorapiss, Cristallo e molti altri gruppi dolomitici.

Il monitoraggio dei ghiacciai continua anche con metodi tradizionali, oltre a quelli più moderni (satellitari). Osservando il ghiacciaio da terra, calpestando rocce che prima erano coperte da ghiacci, misurando regolarmente la coltre che purtroppo si riduce sempre più.

«Misurare l’evoluzione dei ghiacciai è importante sia dal punto di vista numerico, scientifico, che storico e culturale. Arpav fa monitoraggio ambientale dei parametri della neve e dell’aria per dare risposta al mondo scientifico – aggiunge Mauro Valt, tecnico ricercatore Arpav -, ma anche per dare una giusta e corretta informazione al pubblico che osserva questi ghiacciai in arretramento sempre più piccoli, segnale di qualcosa che sta cambiando nel nostro ambiente».

Iniziative di sensibilizzazione

Per sensibilizzare la cittadinanza sugli effetti del cambiamento climatico, il Museo di Geografia dell’Università di Padova dal 2019 ha lanciato l’iniziativa “Misuriamo assieme il ghiacciaio della Marmolada”, una campagna glaciologica partecipata realizzata in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano, Arpav e Legambiente, giunta quest’anno alla terza edizione.

Nei giorni scorsi si è svolta l’edizione 2021 a cui hanno partecipato una trentina di persone tra studenti, docenti, professionisti e semplici curiosi che si sono uniti agli studiosi nelle due giornate di lavoro, per conoscere la geografia del Ghiacciaio della Marmolada, comprendere quali siano metodi e strumenti utilizzati per misurare i ghiacciai e partecipare direttamente alle operazioni di misurazione.