L’Hotel de la Poste di Cortina d’Ampezzo ha citato per danni il Ministero della Sanità della Repubblica popolare cinese per le omissioni nell’emergenza Coronavirus e la notizia sta facendo il giro del mondo. Il proprietario dello storico albergo ampezzano – da sempre di proprietà della famiglia Manaigo – interviene per spiegare la sua decisione.
I fatti: la citazione per danni in tribunale
Lo storico hotel di Cortina d’Ampezzo ha citato per danni il Ministero della Sanità cinese davanti al Tribunale di Belluno, per “non aver tempestivamente segnalato all’Oms lo stato del diffondersi del virus e dei suoi gravi effetti letali a cavallo fra novembre e dicembre 2019”, e “non aver assunto i necessari provvedimenti di controllo sugli scali aeroportuali in partenza dalla Cina”.
L’agenzia ANSA spiega che nell’atto di citazione, firmato dall’avvocato barese Marco Vignola, la Srl che gestisce l’albergo contesta il ritardo nella diffusione di informazioni da parte della Cina sull’epidemia per i danni al turismo della nota località sciistica veneta, dove l’albergo aveva registrato il tutto esaurito in vista anche delle finali di Coppa del mondo di sci alpino, in programma a marzo 2020 ma annullate nell’emergenza Coronavirus.
Il 12 marzo 2020 è stata disposta la “chiusura anticipata dell’hotel e di tutti i servizi connessi”, “nel pieno della stagione sciistica invernale”. Un provvedimento che ha provocato “conseguenze disastrose anche per il licenziamento dell’intero personale dell’hotel e la disdetta dei contratti di fornitura, così come avvenuto per tutte le altre strutture ricettive ampezzane”. L’Hotel de la Poste chiede al Tribunale di Belluno di accertare “le gravi omissioni” del Ministero della Sanità cinese, che “hanno impedito allo Stato italiano una tempestiva assunzione di provvedimenti da adottare di ordine pubblico e sanitario, che sicuramente avrebbero ridotto al minimo il disagio e le conseguenze negative derivanti dal Covid-19”.
La spiegazione di Gherardo Manaigo, proprietario dell’Hotel de la Poste
Riportiamo la lettera di Gherardo Manaigo, proprietario dell’Hotel de la Poste di Cortina d’Ampezzo, che fa seguito al lancio ANSA di lunedì 20 aprile.
Come direttore e proprietario dell’Hotel, desidero chiarire meglio le motivazioni di questo gesto, allo scopo di evitare possibili fraintendimenti. Con questa azione – certamente dirompente – mi sono inserito, provocatoriamente, in un dibattito di portata mondiale, ben conscio che le implicazioni e gli interessi in gioco siano molto più ampi di quanto sia di nostra pertinenza.

Gherardo Manaigo – Hotel de la Poste
Rappresentando però un locale simbolo di Cortina e del turismo, ho pensato fosse necessario e doveroso dare il mio contributo a questa presa di coscienza del problema economico, emergenza che arriva dopo il problema sanitario che stiamo vivendo.
Siamo di fronte a un disastro su scala globale, tale da non avere precedenti. Appare quindi paradossale, e certamente lo è, l’azione solitaria di una piccola realtà di montagna che si scaglia, lancia in resta, contro i mulini a vento delle grandi potenze mondiali.
Ma dobbiamo ripartire e chi ci ha messo in questa condizione ha il dovere di assumersi la responsabilità di darci un aiuto a farlo.
In tanti mi hanno chiesto: “ma cosa posso fare io?”. Quello che ho fatto io. Perché insieme – invece di essere un solitario fiocco di neve – diventeremo una “valanga”.
Ora che cominciano ad emergere le responsabilità, ora che appare evidente la pericolosa mancanza di trasparenza che ha caratterizzato la prima fase, sottaciuta, dell’emergenza, ho sentito la necessità di agire in prima persona per chiedere, anzi, esigere, un’assunzione di responsabilità.
Se abbiamo imparato qualcosa dalla tempesta Vaia del 2019, è che ogni singolo albero conta e quindi ogni singolo imprenditore conta. Ogni località devastata, ogni famiglia che ha subito una perdita, ha voce in capitolo. Ho semplicemente deciso di usare la mia, invitando le altre ad unirsi a me.
Gherardo Manaigo