Una mobilitazione nazionale per dire no ai nuovi impianti sciistici e promuovere un modello di sviluppo turistico invernale che vada oltre lo sci. Si chiama “Reimagine Winter – Basta nuovi impianti” l’iniziativa promossa dal collettivo The Outdoor Manifesto e sostenuta da un folto gruppo di associazioni, tra cui il CAI – Club Alpino Italiano, con il “gruppo di lavoro Giovani”, e Mountain Wilderness Italia.
La mobilitazione si terrà domenica 12 marzo 2023 in contemporanea in diverse località italiane, dal Piemonte all’Abruzzo.
Sulle Dolomiti, le azioni previste sono due:
- VENETO – Arabba (Belluno)
Camminata partenza Castello di Andraz con arrivo a Forcella Sief (ritrovo alle ore 9 al castello di Andraz)
- TRENTINO – Serodoli – Madonna di Campiglio (Trento)
Camminata al Lago Nambino (ritrovo alle ore 9.30 al parcheggio del sentiero al lago Nambino)
Nel caso di Livinallongo, al centro dell’attenzione vi è il discusso progetto del grande carosello che dovrebbe creare un collegamento sci ai piedi tra le ski area dell’Alta Badia, di Cortina e del Civetta, passando per aree di grande interesse naturalistico e storico.
Un’altra manifestazione si terrà in Valsugana, sulla Panarotta, dove questo inverno gli impianti sono sempre rimasti chiusi. Il ritrovo è alle 9.30 presso il parcheggio di Panarotta 2000, da dove si partirà a piedi verso la cima, passando per gli attuali impianti.
Una manifestazione diffusa
L’iniziativa toccherà più di 10 località in 8 regioni dove associazioni, comitati, gruppi spontanei e singoli attivisti si raduneranno per ribadire insieme “per ribadire – insieme – che un futuro diverso, slegato da logiche socio-economiche anacronistiche, non solo è possibile ma è diventato assolutamente necessario”, si legge nella news del CAI, che invita i Gruppi Regionali e le Sezioni ad aderire all’iniziativa nei luoghi già identificati oppure di proporne di nuovi agli organizzatori.
Spiegano i promotori dell’iniziativa: “Ancora una volta, la stagione invernale, con la sua quasi totale assenza di precipitazioni nevose e le alte temperature registrate fino ad altissime quote, ci ricorda in modo netto e deciso la sempre più paradossale condizione ambientale, economica e sociale in cui si trovano le terre alte“.
I punti chiave di The Outdoor Manifesto
Tra le richieste del collettivo The Outdoor Manifesto, sostenuto da varie associazioni, vi è quella di fermare finanziamenti e progetti legati alla realizzazione di nuovi impianti, piste da sci e innevamento programmato considerato il cambiamento climatico in atto che obbliga all’elaborazione di nuove strategie economiche dei territori alpini, in particolar modo per quelli a forte vocazione turistica legata allo sci da discesa.
Inoltre, ritengono necessario rendere trasparenti i flussi economici provenienti da risorse pubbliche investiti a sostegno di infrastrutture e modelli turistici “poco o per nulla giustificabili nella condizione ambientale e socio-economica attuale”.
Le azioni svolte dagli attivisti sono volte a sostenere uno sviluppo territoriale “che possa produrre benessere per l’intera popolazione preservando al contempo l’integrità delle risorse naturali e promuovendo un reale equilibrio tra abitanti, territorio e frequentazione turistica”.
Infine, tra gli intenti vi è quello di sviluppare processi partecipativi maggiormente capaci di tenere in considerazione l’opinione della popolazione in merito allo sfruttamento di beni comuni che, in quanto tali, devono rimanere una risorsa collettiva e condivisa.